Torniamo a parlare di Alex Meret perché è molto importante, secondo noi, chiarire alcune cose.
Quando il ragazzo arrivò a Napoli aveva addosso l’etichetta del predestinato. Uno dei tanti “nuovi Buffon”, tanto è vero che il paragone con Donnarumma era piuttosto frequente. Meret è stato sin da subito un portiere poco elastico ma anche molto reattivo, forse senza troppo stile bensì con efficacia. Però, per dire: un portiere come Reina, che al di là della leadership e del gioco con i piedi aveva enormi limiti e che alcuni considererebbero inferiore allo stesso Meret, per anni è stato amato all’inverosimile, quasi mitizzato. Alla fine, insomma, è tutta una questione di pubblicità, di come vieni sponsorizzato. Meret non è mai stato davvero un “personaggio” e, forse, paga anche questo, sia nel rapporto con i tifosi che nei confronti della stampa.
E un’altra cosa: al di là di qualche limite personale, dobbiamo anche ricordarci quanto la sua carriera sia stata condizionata dagli infortuni. Pure troppi, per un ruolo tendenzialmente “statico”. Probabilmente, senza tutti quei guai fisici, Meret avrebbe trovato decisamente prima la maturità arrivata in questa stagione, della quale avevamo visto sprazzi già nell’annata Scudetto. Quando ti fai male spesso, inevitabilmente entri anche un po’ in paura, perdi certezze. E, come gli è successo, rischi anche di finire in ballottaggio con i colleghi (leggasi Ospina).


