Napoli a due facce: brillante nel primo tempo, in crisi nella ripresa

Contro il Bologna ennesimo blackout nella seconda metà: Conte chiamato a risolvere il mistero di un calo preoccupante

Un Napoli spaccato in due, come un motore che funziona a metà regime. La squadra di Antonio Conte, nella trasferta del Dall’Ara contro il Bologna, ha mostrato ancora una volta il suo doppio volto: intensa, organizzata e brillante per 45 minuti, irriconoscibile e in apnea nella ripresa. Un copione già visto contro Como e Milan, che ora diventa un campanello d’allarme serio a sette giornate dalla fine del campionato.

Come sottolinea il Corriere dello Sport, il primo tempo degli azzurri è stato da manuale: pressing alto, ampiezza sfruttata con efficacia, verticalizzazioni rapide e dominio territoriale. Ma alla ripresa dei giochi, è calata la notte. Nella seconda frazione, il Napoli ha tirato una sola volta verso la porta, e solo al 94’ con Raspadori. Prima di allora, zero tocchi in area avversaria fino all’85’, appena quattro complessivi a fronte dei 24 del Bologna. Una trasformazione quasi inspiegabile per una squadra in corsa scudetto, senza impegni infrasettimanali e guidata da un allenatore noto per la sua intensità mentale e fisica.

Cristian Stellini, in panchina al posto dello squalificato Conte, ha provato a spiegare la metamorfosi con una lettura tattica: “Nel secondo tempo abbiamo pensato più a difendere che a giocare”, ha detto, evidenziando come la perdita del ritmo abbia compromesso la capacità del Napoli di costruire gioco e reagire alla pressione avversaria.Un’analisi condivisibile, ma che non esaurisce le domande che la prestazione del Dall’Ara ha sollevato.

Le concause, probabilmente, sono molteplici. Da un lato una tenuta mentale fragile, che porta la squadra a spegnersi dopo un avvio energico. Dall’altro, una rosa che non offre alternative all’altezza per mantenere l’intensità per novanta minuti. Il mercato invernale ha impoverito il gruppo, e la gestione dei cambi – tardiva e poco incisiva – ne è la conferma: solo tre sostituzioni, l’ultima al 92’, con Billing e Okafor rimasti spettatori.

Eppure, dal punto di vista atletico il Napoli non ha smesso di correre, e questo rende ancora più complicata l’interpretazione del crollo. Il dato oggettivo è che nelle ultime nove gare sono arrivati sei pareggi, due vittorie e una sconfitta, per un totale di soli due punti raccolti contro Udinese, Como e Venezia. Rispetto al girone d’andata, gli azzurri hanno ottenuto cinque vittorie in meno con le stesse avversarie. Un calo che ha portato la squadra a -3 dall’Inter, e a dover inseguire nella corsa scudetto.

La seduta odierna a Castel Volturno sarà decisiva per Conte e il suo staff, che dovranno analizzare i segnali preoccupanti emersi a Bologna. La resilienza difensiva e l’atteggiamento nel primo tempo restano punti fermi, ma l’inconsistenza offensiva della ripresa rischia di diventare un limite strutturale. E con sette finali ancora da giocare, non c’è più margine per blackout mentali o scelte timide.

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