Amir Rrahmani ha rappresentato una delle più belle e piacevoli sorprese di quest’annata del quarto Scudetto. L’anno scorso è stato, senza ombra di dubbio, uno dei PEGGIORI dell’intera rosa. Sempre superato dagli avversari (specie nel gioco aereo), costantemente in difficoltà in marcatura, gli abbiamo imputato di continuo una mancanza di leadership che poteva renderlo un anello debole della zona centrale del reparto, specie dopo l’arrivo di Buongiorno quest’anno.
Invece, nel silenzio generale, senza mai lamentarsi e lavorando sodo, Rrahmani ha preso per mano la difesa del Napoli e l’ha trascinata – di nuovo – verso l’eccellenza: la meno battuta d’Italia e d’Europa. Una stagione incredibile: non c’è stato un solo attaccante che non sia andato in difficoltà contro il kosovaro, che in alcune partite ha rasentato la perfezione. Rrahmani sembra emerso in tutto il suo splendore anche in termini di personalità, diventando un trascinatore. Conte aveva parlato di lui come di un cyborg in grado di assimilare qualsiasi informazione e ora è ben chiaro perché, in questi anni, tutti gli allenatori del Napoli non abbiano mai saputo farne a meno.
Oltre alla presenza più o meno costante e al record di passaggi effettuati in tutta la Serie A, Rrahmani si è proposto come uno dei difensori più arcigni e insuperabili di tutto il campionato, CRIMINALMENTE SOTTOVALUTATO a livello mediatico quando si parla dei migliori interpreti del ruolo nella massima divisione italiana. Un calciatore che sembra aver raggiunto la sua maturità sportiva e che, probabilmente, continuerà a essere uno dei leader del Napoli in questa fase presente.


