Romelu Lukaku ha scelto, almeno per il momento, di non operarsi. Dopo l’infortunio rimediato nell’amichevole contro l’Olympiacos, l’attaccante del Napoli ha deciso di intraprendere un percorso di terapia conservativa, nella speranza che il muscolo possa rispondere positivamente e che i tempi di recupero si possano abbreviare. La situazione, però, resta fluida: servirà ancora qualche giorno di riflessione e confronti medici prima di rendere definitiva questa scelta.
Il problema muscolare riscontrato da Lukaku è serio: si tratta di uno strappo che lo terrà fuori dai campi per almeno tre mesi, con il rischio di saltare 14-15 partite di campionato e sei impegni di Champions League. Un’assenza pesante che mette in difficoltà la squadra e costringe il club a rivalutare le strategie sul mercato e sulla lista UEFA.
Come riporta La Gazzetta dello Sport, il calciatore belga si è confrontato a lungo con il dottor Canonico, responsabile dello staff medico del Napoli, e con altri specialisti di fiducia. L’idea di un’operazione non lo convince, e per questo ha deciso di tentare una strada meno invasiva. Il timore, però, è che la terapia conservativa possa non bastare, facendo perdere tempo prezioso in caso di un successivo ricorso al bisturi.
La riflessione è ancora aperta, ma per ora la decisione è di evitare la sala operatoria. Lukaku preferisce concentrarsi su fisioterapia, lavoro mirato e riabilitazione progressiva, con l’obiettivo di accorciare il più possibile la prognosi. La speranza è quella di rientrare in circa 100 giorni, un traguardo ottimistico ma non impossibile se il trattamento conservativo darà i risultati sperati.
Tuttavia, resta l’incognita principale: e se la terapia non funzionasse? In quel caso, si aprirebbe lo scenario peggiore, con settimane perse e l’intervento chirurgico solo rimandato. È proprio questo il dubbio che accompagna in queste ore Lukaku, in un equilibrio precario tra fiducia e prudenza.


