Napoli non è soltanto passione calcistica, ma anche un modello di business in continua evoluzione. L’effetto del terzo scudetto, i successi recenti con Spalletti prima e Conte poi, l’arrivo di stelle internazionali come Kevin De Bruyne e McTominay: tutto contribuisce a una crescita commerciale che sta riscrivendo la storia del club.
Oggi, il merchandising del Napoli è una delle principali leve economiche della società, in grado di generare numeri da capogiro e attrarre tifosi da ogni parte del mondo. Lo riporta Il Mattino.
Boom di vendite: maglie sold-out e brand globale
Durante i ritiri estivi a Dimaro e Castel di Sangro, si è registrato il tutto esaurito negli store ufficiali del Napoli. Un dato su tutti: il 95% dei 300.000 tifosi presenti indossava articoli ufficiali del club, un record assoluto a livello internazionale per un periodo precampionato. La maglia bianca, decorata con simboli identitari come Pulcinella, San Gennaro e l’asso di bastoni, è la più acquistata. Non mancano però le richieste per le nuove divise “replica”, vendute a prezzi più accessibili.
De Bruyne è la star del momento in termini di vendite, seguito da McTominay. L’attesa è ora tutta per l’esplosione di Hojlund, nuovo volto del Napoli di Conte, mentre i cimeli di Maradona continuano ad essere intramontabili, un must per tifosi locali e turisti.
La strategia di Bianchini e la rivoluzione post-Covid
Il successo commerciale parte da una scelta strategica: l’autoproduzione delle maglie e la gestione diretta della distribuzione, introdotta da Aurelio De Laurentiis nella stagione 2021-2022. Una mossa che ha eliminato intermediari, massimizzato i ricavi e creato un legame diretto con il tifoso. Il merito va anche a Tommaso Bianchini, direttore commerciale, che ha guidato la trasformazione ispirandosi a due concetti chiave: “orgoglio di rappresentare Napoli” e “missione da Napoli verso il mondo”.
Con il supporto di Leonardo Giammarioli e la collaborazione con Calicantus per lo sviluppo dell’e-commerce, il Napoli ha puntato all’espansione globale: Stati Uniti, Cina, Australia sono oggi mercati prioritari. E non solo per il merchandising, ma anche attraverso il progetto delle Academy giovanili internazionali.
Fatturato in crescita: +50% in un anno
Il fatturato del merchandising è passato da 5 a 30 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di toccare quota 60 entro pochi anni. Nella stagione attuale, le vendite di maglie sono aumentate del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le stime parlano di oltre 200.000 divise vendute entro fine stagione, un risultato che avvicina il Napoli ai grandi club europei.
Tra le novità di maggiore impatto ci sono anche i training kit firmati Coca Cola, elemento distintivo rispetto ad altri club: il colosso internazionale ha scelto Napoli come partner esclusivo nel calcio europeo, ignorando club più blasonati della Premier o della Liga.
Ricavi totali e lo stadio come nuova frontiera
Nel complesso, il Napoli ha raggiunto un fatturato annuo di 360 milioni di euro, ma la soglia dei 500-600 milioni è ora considerata raggiungibile. I ricavi commerciali, passati da 47 a 100 milioni in pochi anni, rappresentano oggi una quota rilevante. Tuttavia, un ulteriore salto qualitativo dipenderà anche dall’evoluzione della questione stadio.
Avere un impianto di proprietà, o comunque gestibile per eventi e attività extra-partita, potrebbe generare almeno 70 milioni annui aggiuntivi, aumentando esponenzialmente la capacità di investimento del club. Un esempio? Nella stagione in corso, sono state offerte solo 1.200 tessere corporate su 6.000 richieste: un dato che evidenzia un potenziale ancora inespresso.


