«Napoli oggi è una realtà di livello mondiale, in campo e fuori». Ottavio Bianchi, l’allenatore che guidò il club al primo storico scudetto nel 1987 e alla conquista della Coppa Uefa due anni dopo, è tornato a parlare della città che lo ha accolto quasi sessant’anni fa, e del Napoli di oggi, protagonista indiscusso in Italia e pronto a dire la sua anche in Europa.
Come riporta Il Mattino, in occasione di una visita agli Scavi di Pompei, organizzata da un amico di vecchia data, Bianchi ha espresso il suo entusiasmo per la crescita della città e l’evoluzione della squadra azzurra, definendola «un progetto maturo, sostenuto da una società solida e da un tecnico di assoluto valore».
«Napoli ha saputo cambiare, crescere e rinnovarsi. Un tempo era una città complicata, oggi è una meta turistica di fama mondiale», ha affermato Bianchi, sottolineando il cambiamento positivo nei vicoli del centro storico e nel modo in cui il calcio ha contribuito alla rinascita cittadina.
Il paragone con il Napoli di allora, quello di Maradona e dei pionieri dello scudetto, è inevitabile. Ma per l’ex tecnico, la differenza principale non sta nei giocatori, bensì nel sistema: «Un tempo avevo solo due collaboratori, oggi uno staff tecnico è composto da decine di figure specializzate. Si è evoluto tutto: preparazione, alimentazione, tempi di recupero. Il calcio moderno è più scientifico, più attento a ogni dettaglio».
Secondo Bianchi, la forza del Napoli di Conte è nella continuità. Mantenere l’organico campione e rinforzarlo ulteriormente è, a suo avviso, una strategia vincente: «Ogni volta che cambi, rischi. Invece, questo Napoli ha confermato un gruppo solido, pronto per affrontare anche la Champions League».
E proprio sulla competizione europea, Bianchi si dice fiducioso: «La squadra è attrezzata per essere protagonista anche in Europa», anche se il calcio italiano, ricorda, non è più al vertice come negli anni ’80: «Siamo dietro Inghilterra, Spagna, Francia e Germania».
Un passaggio importante riguarda anche l’arrivo in Serie A di un fuoriclasse come Kevin De Bruyne, approdato al Napoli a 34 anni. «Oggi un calciatore può giocare ad altissimi livelli molto più a lungo grazie alla medicina sportiva. Il suo contributo, anche nello spogliatoio, è preziosissimo», osserva l’allenatore.
Quanto al confronto con Antonio Conte, Bianchi si mostra umile ma realistico: «Mi dispiace per Conte se ci paragonano… Le sue vittorie parlano per lui. Ma ciò che conta davvero è il segno che un tecnico lascia in un club, e Conte ha dimostrato ovunque grande serietà e competenza. Naturalmente – conclude – senza una società forte alle spalle, anche il miglior allenatore può poco».
Ricordando lo storico scudetto del 1987, Bianchi confida che la sua maschera impassibile nascondeva solo il timore che qualcosa potesse andare storto: «Avevo imparato che a Napoli anche una piccola disattenzione poteva costare cara. Dovevamo restare concentrati fino all’ultimo secondo».
Infine, un plauso alla maturità dei tifosi: «Il sostegno del pubblico è stato decisivo anche durante la corsa all’ultimo titolo. Oggi il Napoli è un modello, con una società solida, un tecnico esperto e una squadra preparata. Ha tutto per continuare a vincere».



Grande Ottavio ti ricordiamo sempre con grande simpatia.Sei stato un grande giocatore e un grande tecnico.CIAO MISTER 👏👏👏👏👏💙💙💙
Grande Mister, ti ricordo come se fosse ieri; Sei stato il primo a vincere lo Scudetto a Napoli, gettando le basi anche per il secondo. Complimenti e Tante cose belle.