Un dato su tutti riassume l’attuale momento del Napoli: appena un tiro in porta in novanta minuti contro il Bologna, avversario che si è ritrovato a schierare il diciassettenne Pessina tra i pali a causa dell’infortunio di Skorupski. L’unica conclusione nello specchio è arrivata da Elmas, a metà primo tempo, troppo poco per una squadra che punta ai vertici.
L’assenza totale di pericolosità offensiva ha reso sterile la manovra, e lo 0,26 di xG (expected goals) ne è la conferma. Una cifra preoccupante per una formazione che ha perso brillantezza, idee e incisività.
Come sottolinea il Corriere dello Sport, Rasmus Hojlund, pur tra i più generosi in campo, ha lottato da solo contro la difesa avversaria, senza ricevere palloni utili per rendersi pericoloso. Impegno e corsa non sono mancati, ma l’attaccante danese ha concluso la gara con 13 duelli persi su 18 e nessuna vera occasione da gol. L’unico squillo, un tiro dal limite murato, è arrivato nei primi minuti, poi il buio.
Nel secondo tempo, visibilmente frustrato, Hojlund è apparso nervoso, sintomo di un’esasperazione crescente per una squadra che non lo supporta adeguatamente. E il suo digiuno realizzativo si allunga: l’ultima rete risale al 5 ottobre, contro il Genoa.
Il problema, però, è collettivo. Il Napoli non segna da 291 minuti, tre partite consecutive senza reti: Como, Eintracht e Bologna. L’ultimo gol su azione risale al 25 ottobre, firmato ancora da Anguissa contro l’Inter. Il successivo, contro il Lecce, è arrivato su calcio piazzato.
Gli esterni d’attacco faticano a incidere, pur partecipando alla manovra. Ma lo fanno troppo lontani dalla porta, con scarse occasioni di affrontare l’avversario nell’uno contro uno. Politano non va a segno dal 30 marzo, Neres è a secco dal 4 gennaio, Lang non si è ancora sbloccato e fatica a trovare continuità, mentre ieri è stato Elmas a partire da titolare a sinistra.
Il blackout offensivo ha radici profonde, e tra le cause principali ci sono anche le assenze pesanti di De Bruyne e Lukaku. Il primo, fermo da settimane, era diventato il punto di riferimento per la verticalizzazione, offrendo soluzioni da fermo e in costruzione. Il secondo, mai disponibile dall’inizio della stagione, rappresentava il centravanti ideale per il gioco di sponde e il lavoro spalle alla porta.
Antonio Conte è costretto a fare i conti con un reparto offensivo spuntato, che crea poco e finalizza ancora meno. L’allenatore cerca risposte, ma i numeri parlano chiaro: il Napoli è in difficoltà, e la crisi non si limita al risultato.


