In appena 21 giorni, il Napoli è passato dal baratro tecnico e mentale vissuto a Bologna alla rinascita completa culminata con la vittoria sull’Olimpico e il ritorno in vetta alla Serie A insieme al Milan. Un’inversione di rotta netta, che ha riportato entusiasmo, identità e risultati. Il merito? In gran parte di Antonio Conte, capace di ricostruire in emergenza una squadra priva di sei titolari, rilanciandola con un nuovo sistema di gioco, il 3-4-2-1, e valorizzando elementi rimasti finora ai margini.
Da crisi profonda a ciclo nuovo
Come riporta il Corriere dello Sport, la trasformazione del Napoli è iniziata il 9 novembre a Bologna, giornata di sconfitta e tensione, ed è esplosa il 30 novembre a Roma, nella sfida vinta con solidità e personalità. Un ciclo di tre vittorie consecutive contro Atalanta, Qarabag e Roma, con un solo gol incassato e sei segnati. Non solo: il Napoli ha dominato in ogni gara, mostrando brillantezza atletica e ritrovata leggerezza mentale. La squadra è tornata a divertirsi giocando, caratteristica chiave degli anni migliori.
Ali spiegate: Neres e Lang trascinano il nuovo attacco
I protagonisti della svolta sono inediti rispetto all’inizio stagione. David Neres e Noa Lang, dati per partenti poche settimane fa, sono oggi le colonne offensive del Napoli rinnovato. In tre gare: tre gol per Neres, uno per Lang, a cui si aggiungono il sigillo di McTominay, un autogol e un attacco che ha finalmente ritrovato imprevedibilità e pericolosità. A completare il quadro c’è Rasmus Hojlund, ancora a secco ma fondamentale per lavoro sporco e assist (vedi il passaggio decisivo per il gol vittoria all’Olimpico).
Il gruppo oltre i singoli: Conte coinvolge tutti
Conte ha dimostrato ancora una volta il suo valore nel saper ricostruire una squadra sotto pressione. Con l’assenza dei Fab Four (De Bruyne, Anguissa, Gilmour e Hojlund a mezzo servizio), ha cambiato pelle al gruppo, dando spazio e fiducia anche agli invisibili. Lang, ad esempio, è partito titolare tre volte di fila dopo un inizio da comprimario. Neres ha trovato finalmente la continuità mancata. Lobotka e McTominay hanno preso in mano il centrocampo, reggendo l’urto da soli, con grande intensità e personalità. In difesa, Di Lorenzo, Olivera, Beukema, Buongiorno e Rrahmani stanno blindando la retroguardia, con due clean sheet consecutivi e una sola rete incassata negli ultimi tre impegni.
Napoli trasformato: fisico, testa e modulo
La chiave della rinascita è nel nuovo equilibrio: meno estetica, più concretezza, grazie a un modulo che esalta corsa, densità centrale e profondità offensiva. Il 3-4-2-1, ripescato da Conte in piena emergenza, sembra destinato a diventare l’impianto tattico stabile. I risultati parlano: gioco verticale, grande solidità difensiva, capacità di colpire in contropiede e un attacco ritrovato. Tutto questo con una squadra logorata dagli infortuni e priva dei suoi leader designati.


