È tornato al centro del campo e il Napoli è tornato a girare. La presenza di Stanislav Lobotka nella semifinale di Supercoppa contro il Milan ha rappresentato più di una semplice scelta tecnica: è stata la riscoperta di un’identità, di una struttura di gioco che ruota attorno al suo play basso, silenzioso ma decisivo. Lobotka è unico nel suo ruolo, e il suo rientro accanto a McTominay nel nuovo assetto a 3-4-2-1 ha riportato ordine, ritmo e verticalità al palleggio azzurro. Non solo equilibrio: la sincronia con lo scozzese è totale, con movimenti a specchio, rotazioni continue e un’occupazione degli spazi sempre intelligente. Lobo arretra per impostare, Scott avanza per aggredire. Empatia tattica al servizio della squadra, in un modulo che ha preso forma proprio dopo la sconfitta contro il Bologna del 9 novembre.
Lobotka si riprende le chiavi del Napoli
Da quella battuta d’arresto è nata una nuova versione del Napoli, più compatta, più verticale, più solida. E al centro, sempre lui: Lobotka. Conte lo considera “fondamentale”, lo ha detto dopo la semifinale con il Milan, lo ha dimostrato nei numeri: 51 presenze con l’allenatore salentino in panchina, una continuità che, a fine stagione, potrebbe portare Lobo a superare anche Spalletti (75 presenze) come tecnico più presente nella sua carriera. Come riporta il Corriere dello Sport, domani, nella finale di Riyadh contro il Bologna, Lobotka andrà a caccia di un trofeo che ancora manca nella sua collezione: la Supercoppa italiana. Un’occasione sfumata lo scorso anno all’ultimo minuto contro l’Inter, quando Lautaro siglò il gol decisivo al 90’. Stavolta l’obiettivo è chiaro: chiudere il cerchio e sollevare quella coppa.
Il curriculum del regista slovacco parla chiaro: ha già vinto tre trofei con la maglia del Napoli, tra cui la Coppa Italia del 2020 ai rigori contro la Juventus e i due scudetti consecutivi del 2023 e 2024. Ma la sua prima vittoria in una finale risale al 2015, quando con il Trencin superò il Senica nella Coppa di Slovacchia. Dieci anni dopo, un’altra finale secca, un altro trofeo da inseguire. Lobotka non è solo geometrie e palleggio, ma anche pressing, chiusure, intelligenza nelle letture. Non è un caso che tutti gli allenatori che lo hanno avuto lo abbiano reso insostituibile: da Gattuso a Spalletti, fino a Conte. Nessuno in rosa sa interpretare il ruolo con la stessa completezza. Nella sfida contro il Bologna, servirà ancora la versione migliore del “Lobo play” per gestire il palleggio avversario e tenere alta la qualità nella costruzione. Accanto a lui, ancora McTominay. Anguissa e De Bruyne, fermi ai box, osservano da lontano. Ma il cuore del centrocampo azzurro è vivo, pulsa forte e ragiona in verticale.


