Copenaghen è di nuovo amarissima per Antonio Conte, che già da allenatore della Juventus – in un precedente poco citato ma che doveva lasciar intravedere guai – pareggiò con il medesimo punteggio in casa dei danesi nella fase a giorni della Champions League 2013/2014. Un pareggio che poi si rivelò decisivo a posteriori per l’eliminazione della Juve da un girone che vedeva – oltre a bianconeri e scandinavi – anche il Real Madrid e il Galatasaray. La Juventus retrocesse in Europa League e arrivò in semifinale ma, con il format attuale, in caso di eliminazione, le competizioni europee verrebbero salutate definitivamente.
In Europa emergono tutti i limiti di Conte
Purtroppo, ancora una volta, sul palcoscenico europeo vengono fuori tutti i limiti di questo allenatore, così vincente nelle leghe casalinghe e così anonimo nelle competizioni continentali. Anche se non lo ammetterà mai candidamente, Conte ha grossissime responsabilità sull’andamento ondivago del Napoli di quest’annata. Una preparazione completamente sbagliata ed evidentemente anacronistica se rapportata ai tempi attuali e ai bisogni atletici di questa squadra. Alcune scelte molte fantasiose, sin da inizio annata (il 4-1-4-1 per far giocare tutti i centrocampisti insieme, calciatori messi in posizioni in cui non dovrebbero stare, tipo Gutierrez a fare il quarto di destra da mancino naturale), tante dichiarazioni l’una in controtendenza con quella precedente. Soprattutto, una squadra che sostanzialmente ha un solo modo di giocare, ormai quasi del tutto abbondantemente codificato dagli avversari. Non c’è uno schema su palla inattiva, non c’è un effetto sorpresa.
Il mister ha anche ragione a essere abbattuto e sconsolato ma, per quanto lo si voglia capire, dovrebbe essere proprio lui a risolvere i problemi del Napoli. L’amara verità è che, invece, proprio il rendimento confusionario del tecnico sta affiancandosi a tutte le difficoltà già vissute, togliendo valore aggiunto ad ambiente e squadra.


