La maledizione europea di Antonio Conte evidentemente ha poco di una maledizione in senso stretto. Sembra, invece, quasi più un autosabotaggio, se non addirittura un’incapacità cronica di non commettere sempre gli stessi errori.
Altro che maledizione: il Napoli dovrebbe riflettere sui problemi europei di Conte
Con quella di ieri contro il Chelsea, Conte ha allenato in Champions League per 50 partite (con Juventus, proprio i Blues, Inter, Tottenham e Napoli). Le statistiche parlando di 17 vittorie, 16 pareggi e 17 sconfitte, con una media punti per partita di 1,34. Restando alle 8 gare di questa League Phase, invece, la media punti scende tristemente a 1. Conte in Champions League non è mai andato oltre i quarti di finale, raggiunti una sola volta da guida tecnica dei bianconeri nell’edizione 2012/2013.
Ora, che si tratti di un problema di gioco, di atteggiamento, di preparazione atletica o di qualsiasi altra cosa, ormai è chiaro che Dottor Conte diventa Mister Hyde quando suona la musichetta della Champions League. Anche per questo, noi auspichiamo che il Napoli e De Laurentiis vadano a effettuare profonde riflessioni alla fine della stagione, perché la verità è che il rischio – da scongiurare ma potenzialmente elevatissimo, secondo quanto visto – sia quello di vivere la competizione europea più importante sempre da sparring partner. I numeri sono davanti agli occhi di tutti, lo erano anche prima e non possono essere ignorati.
Poi, se ci si “accontenta” di stare sempre tra le primissime in campionato (e magari di vincerlo) e di uscire prematuramente dall’Europa, allora andrà bene così. Certo è che il rendimento di Conte al di fuori dei campionati nazionali a tratti è inspiegabile. E a tratti, purtroppo, spiegabilissimo.


