Dodici minuti. Tanto è bastato ad Alisson Santos per lasciare il segno nel suo debutto in Serie A. Entrato al 70’ contro la Roma, il brasiliano ha impiegato poco più di dieci minuti per trovare la prima rete in campionato con la maglia del Napoli, confermandosi specialista degli ingressi a gara in corso. «Sono molto felice di aver segnato e aiutato la squadra, sarei stato più felice se avessimo vinto. La mia relazione con Conte e i compagni è ottima», ha dichiarato al termine della partita. Parole semplici, che raccontano entusiasmo ma anche ambizione.
Il suo rapporto con il Maradona era iniziato da avversario, quando vestiva la maglia dello Sporting Lisbona. Già allora aveva mostrato la capacità di accendersi all’improvviso. Poi l’arrivo in azzurro, l’esordio in Coppa Italia contro il Como con mezz’ora giocata e un rigore trasformato nella serie finale. Un dettaglio marginale per il risultato, ma significativo per il suo percorso: personalità e freddezza al primo impatto.
Alisson Santos esalta il Maradona
Il debutto in campionato era stato solo rimandato. A Genova sembrava pronto a entrare nei minuti finali, prima che l’espulsione di Juan Jesus modificasse i piani di Conte. Contro la Roma, invece, la chiamata è arrivata davvero, in un momento delicato. Con il Napoli ridisegnato e la partita riaperta dal rigore avversario, Alisson ha portato immediatamente energia e strappi sulla corsia sinistra.
Prima un destro da fuori area neutralizzato da Svilar, poi la giocata decisiva. All’82’, sul passaggio di Giovane, controllo orientato e tiro rasoterra sotto le gambe di Mancini. Un gol costruito con lucidità e coraggio, due tratti distintivi del suo modo di stare in campo.
La reazione della panchina è stata immediata. Mazzocchi il primo ad abbracciarlo, poi Lukaku, pronto a entrare prima che il pareggio cambiasse i piani. L’entusiasmo del brasiliano ha contagiato la squadra: al 93’ ha sfiorato anche l’assist per Gutierrez, fermato ancora da Svilar.
Non è la prima volta che Alisson incide così. In Champions League aveva già costruito una reputazione simile: tre gol in otto presenze, spesso partendo dalla panchina. Una rete al Kairat in meno di mezz’ora, un’altra al Marsiglia in pochi minuti, fino al sigillo al 94’ contro l’Athletic Bilbao, segnato tre minuti dopo il suo ingresso. Un’abitudine più che un caso, quella di colpire quando la partita sembra scivolare verso l’epilogo.
Il Napoli scopre così un’arma diversa. In una squadra che ama controllare il gioco e costruire con pazienza, Alisson Santos aggiunge imprevedibilità e capacità di rompere l’equilibrio nell’uno contro uno. Un profilo capace di cambiare ritmo quando gli altri calano, trasformando gli ultimi minuti in terreno fertile.
Dodici minuti per il primo gol in Serie A, un impatto immediato e la sensazione di avere davanti un giocatore pronto a prendersi spazio. Il brasiliano si è presentato così al calcio italiano: entrando, accelerando, decidendo.


