Atalanta-Napoli da molti anni si è trasformata in una sorta di classico del calcio italiano. Una sfida tra due squadre che non sempre sono state ai vertici ma che, negli ultimi decenni, hanno trovato il mondo di imporsi sia in Italia che in Europa, attraverso progetti seri dal punto di vista tecnico e operazioni di mercato alquanto oculate. In questo senso, non potrà non essere una partita speciale per Rasmus Hojlund, che proprio in terra bergamasca ha mosso i primi passi da giovane adulto nel professionismo del pallone, facendosi notare poi dal Manchester United e dalla Nazionale. Una gara dal sapore particolare, per il grande ex. Sulle sue spalle, i destini del reparto offensivo di un Napoli spuntato ma che sta facendo sempre maggior affidamento su di lui, sia per il presente che per il futuro.
L’uomo chiave di Atalanta-Napoli: perché Hojlund può diventare decisivo
Al momento, Hojlund è forse la più grande e importante nota lieta di un mercato estivo che non ha dato i frutti sperati. Il riscatto – obbligatorio in caso di qualificazione in Champions League – non sarebbe comunque in discussione: in lui, Conte vede non solo un potenziale progetto di bomber ma anche il vero e proprio perno del gioco offensivo, sostanzialmente il “nuovo” Lukaku. Ed è proprio così che il tecnico sta ricostruendo il danese, il quale si trova in un’età di maturazione dal punto di vista sportivo.
Hojlund ha dei numeri decisamente positivi nella stagione di campionato attuale, anche se alcuni di essi vanno contestualizzati. Il danese ha segnato finora 8 gol ed è vicinissimo alla doppia cifra di reti in Serie A (già abbondantemente superata invece tenendo conto delle altre competizioni) ma non vanta numeri straordinari per quanto concerne i tiri totali (37, 28° posto) e i tiri in porta (18, 14^ posizione). Anzi, in campionato Hojlund ha fallito finora 7 big chance, pur avendo una discreta media di gol al minuto (1 ogni 217 circa, più o meno la stessa di Davis dell’Udinese).
A fronte di una capacità realizzativa su cui chiaramente bisogna ancora lavorare, Hojlund è da considerare senza se o ma il fulcro del gioco d’attacco del Napoli. Infatti, vanta statistiche importanti sia nei passaggi riusciti (250 su 343, 72,9%) che nei passaggi chiave (18), così come nei duelli vinti (74) e nel gioco aereo (26 volte il danese ha avuto la meglio sull’avversario). Hojlund è il perno di ricezione del pallone verticale del Napoli, così come lo era Lukaku nella scorsa stagione (e come lo è stato da sempre, per Conte). Di conseguenza, il suo lavoro contro l’Atalanta sarà piuttosto simile a quanto fatto finora in altre gare, come l’ultima con la Roma: si prospetta una partita di sacrificio, con una marcatura asfissiante da parte del centrale avversario. Una soluzione che Hojlund all’inizio soffriva ma a cui si sta pian piano abituando, perdendo meno palloni e creando spazi importanti per i compagni. Da attaccante potentissimo in progressione, Hojlund si sta trasformando in un pivot abile a smistare il pallone e sacrificarsi per i compagni.
In questo caso specifico, però, considerato anche il lavoro di azioni manovrate da parte della squadra azzurra, Hojlund potrebbe anche ritrovarsi più spesso con il volto verso la porta, con il Napoli che presumibilmente proverà a “sfruttare” la predisposizione a specchio dell’Atalanta in termini di modulo per isolare i due laterali di centrocampo e andare al cross. L’incognita vera, più che altro, può essere rappresentata dalla tenuta fisica, visto che in carriera mai il ragazzo aveva giocato così tante partite tutte insieme. Qualora la stanchezza non si facesse sentire, per Hojlund in certe parti del match potrebbero aprirsi spazi importanti, sia per fornire assist decisivi (finora 2 in questo campionato) che per finalizzare da solo e prendersi la scena di fronte al suo vecchio pubblico.


