Lukaku di nuovo decisivo: gol, lacrime e due obiettivi nel mirino

lukaku

 Romelu Lukaku è tornato. E lo ha fatto nel modo più suo: con un gol pesante, al 95’ e 11 secondi, nella notte di Verona. Un movimento da centravanti vero, un lampo nel cuore del Bentegodi, una liberazione lunga 281 giorni.

Una rete che vale per la classifica – nella corsa alla Champions – ma soprattutto per l’uomo prima ancora che per il giocatore. Perché dietro quel sinistro c’è molto più di una semplice esultanza.

Dalla sofferenza alla liberazione

Come sottolinea il Corriere dello Sport, l’ultimo gol risaliva a 281 giorni prima, 198 dal grave infortunio al retto femorale rimediato il 14 agosto in ritiro. In mezzo, un recupero faticoso, minuti centellinati, il rigore fallito contro il Como in Coppa Italia e i dubbi che inevitabilmente si erano addensati attorno a lui.

Sabato sera, però, Lukaku ha risposto come fanno i grandi centravanti: decidendo.

E poi le lacrime, in diretta. Non solo per il gol, ma per tutto quello che c’è stato prima. La morte del padre Roger, scomparso a settembre a 58 anni, mentre lui era impegnato a recuperare dall’infortunio. Una ferita ancora aperta, resa più dolorosa da tensioni familiari che avevano impedito di organizzare il funerale in Belgio. «Pour toi Papa», ha scritto su Instagram, dedicando la rete al padre. Un momento di umanità pura: il bomber potente e decisivo che si scioglie, mostrando fragilità e forza insieme.

«Prima di arrivare qui ero morto»

Lukaku si è inchinato anche al Napoli: «Prima di arrivare qui ero morto, devo tanto a questa squadra». Parole forti, che raccontano quanto questo ritorno abbia avuto un valore personale oltre che sportivo.

Contro il Verona ha giocato 24 minuti (recupero compreso), più di quanto non avesse fatto finora in una singola partita dal rientro. Prima di sabato aveva messo insieme spezzoni: 11’ con la Juve, 1’ con la Fiorentina, 5’ con l’Atalanta, 8’ in Champions, 16’ in Coppa Italia. In totale 41 minuti effettivi.

Pochi, troppo pochi per un attaccante che vive di ritmo e continuità.

Due grandi obiettivi

Ora però la prospettiva cambia. Il gol di Verona può essere il punto di svolta di un finale di stagione che Lukaku vuole trasformare in un doppio sogno: guidare il Napoli verso la Champions League e presentarsi al meglio per il Mondiale con il Belgio. Europa e Americhe, club e nazionale. A 32 anni, Romelu non vuole essere un ricordo del passato ma un protagonista del presente. A Verona ha dimostrato di esserlo ancora. E, per una sera, Romelu e Giulietta hanno scritto una storia d’amore a lieto fine: un gol che pesa, una liberazione che vale molto più di tre punti, e un sogno che torna a camminare.

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