Sono molte le cose che il Napoli ha ritrovato a Cagliari: la porta inviolata, il miglior McTominay, una streak di vittorie che mancava da lungo tempo e – per adesso – una posizione di classifica decisamente più consona alla storia del suo allenatore. Soprattutto, ha certificato quanto la qualità mancata fino a questo momento sia stata in grado di condizionare negativamente una stagione che poteva dare ben altre soddisfazioni.
Cagliari-Napoli 0-1: l’analisi del giorno dopo
Ancora una volta, il Napoli mette in scena un inizio di stampo “alla Conte”, con un gol alla prima occasione (l’ennesimo, nei primi 15′ delle partite), ponendo quindi potenzialmente in discesa una gara che, altrimenti, poteva complicarsi sin da subito. La prestazione del primo tempo è stata certamente positiva, anche se la squadra continua a far riscontrare due tendenze negative altrettanto tipiche della sua struttura. La prima: una sorta di incapacità nel dare la zampata decisiva per azzannare il match e chiuderlo subito, quasi come se ci fosse una paura intrinseca di sbilanciarsi troppo e di giocare “troppo bene” per poi subire le ripartenze avversarie. La seconda (e, forse, anche più grave): una già vista sufficienza nella gestione del pallone che, spesse volte, ha portato tanti errori, non esageratamente in fase di impostazione quanto (stavolta) più in sede di passaggi. In generale, comunque, il rinnovato ed elevato tasso tecnico della squadra si percepisce in un giro palla più veloce, con maggiori idee e, chiaramente, con una qualità che prima era mancata. Pisacane ha disposto il suo Cagliari in maniera piuttosto difensiva, lasciando Folorunsho ed Esposito a fare un po’ di botte contro i centrali azzurri e sperando di sfruttare la facilità di corsa di Palestra, arginato però da un ottimo Gutierrez. In alcuni casi i sardi hanno cercato di impensierire l’impostazione con un po’ di pressing ma l’approccio difensivo era evidentemente il piano partita e non è stato mutato nonostante lo svantaggio immediato nella prima frazione.
Nel secondo tempo le squadre scendevano ovviamente in campo con necessità diverse: il Cagliari doveva provare a sfruttare ogni minimo errore azzurro per cercare di ripartire o alzare il baricentro, al fine di rimontare il risultato; il Napoli doveva continuare a fare la sua partita ma con il dichiarato obiettivo di mettere il lucchetto alla cassaforte. Entrambe le squadre hanno provato a dare seguito a tali obiettivi, ma in modalità un po’ differenti. Il Cagliari infatti non si è sbilanciato più di tanto se non nel finale, senza però veramente creare un’occasione nitida (qualche spavento però sì). D’altro canto, il Napoli ha giocato senza paura fino al 70′, per poi decidere arbitrariamente di addormentare il match e, purtroppo, quando si prende una scelta del genere, il rischio è di dare campo e potenziali chance agli avversari. Questo è successo solo in parte, a metà, ma l’atteggiamento della squadra negli ultimi 20-25′ è sicuramente rivedibile, perché si è rischiato di dare potere a un avversario che non aveva in realtà la spinta reale per far male. Il Cagliari ha fatto pochissimo per non perdere ma, a un certo punto, è sembrato quasi che il Napoli stesse diventando vittima – di nuovo – della sua capacità di autosabotaggio.
Quarta vittoria di fila in Serie A: non accadeva da inizio campionato. Per la prima volta dopo 11 gare, anche un clean sheet. Il momentaneo secondo posto ricorda quanto gli azzurri, a rosa completa, non abbiano nulla da invidiare alle squadre che sono state davanti per una sostanziosa porzione di annata. Eppure, la squadra sembra comunque avere possibilità di miglioramenti, soprattutto nella fase offensiva. Al rientro dalla sosta, contro il Milan arriva la gara che dirà definitivamente se il Napoli sia “guarito” o meno. Per adesso, certamente c’è da essere ottimisti perché, dopo le delusioni di inizio anno, la squadra ha avuto la reazione giusta. E non era scontato.


