Conte-Napoli, il consiglio di Ottavio Bianchi: “Antonio, resta e vinci ancora”

L’ex tecnico del primo scudetto azzurro analizza il momento del Napoli e invita il salentino alla continuità

ottavio bianchi

Napoli si gode ancora le luci dello scudetto conquistato, ma intorno ad Antonio Conte si addensano i dubbi del futuro. A chiarire la portata del momento, e a lanciare un messaggio chiaro al tecnico salentino, è Ottavio Bianchi, l’uomo che nel 1987 consegnò il primo tricolore alla città partenopea, intervistato da Il Mattino.

L’appello di Bianchi: «Conte resti a Napoli, può vincere ancora»

«Antonio Conte sa se è il momento di andare o restare, ma io gli consiglio di restare», afferma con convinzione Ottavio Bianchi. Da uomo che ha conosciuto il calcio napoletano in tutte le sue sfaccettature – da calciatore prima, da allenatore poi – Bianchi riconosce nel Napoli attuale una struttura solida, ben diversa da quella vissuta negli anni Ottanta.

Secondo Bianchi, oggi esistono le condizioni perfette per aprire un ciclo vincente: società organizzata, tifoseria calorosa, investimenti mirati e una città che ha riscoperto il gusto del successo.

«Conte ha gestito tutto alla perfezione»

Per l’ex tecnico del primo scudetto, Conte ha dimostrato di saper padroneggiare anche le dinamiche extracalcistiche, spesso complesse in una piazza come Napoli: «In una città dove si parla tanto e ognuno prova a tirare l’acqua al proprio mulino, lui è stato impeccabile, ha tenuto il gruppo unito, nascosto e pronto a colpire».

La strategia adottata dal tecnico pugliese, basata sulla solidità e sulla chiarezza nei rapporti con la squadra, è stata secondo Bianchi una delle chiavi del successo. Ecco perché – dice – “mi somiglia: quando sei chiaro e onesto, i giocatori ti seguono”.

L’aneddoto dello scudetto 1987: «Dopo la festa, pensai già alla Coppa Italia»

Bianchi rievoca anche la sua esperienza personale, sottolineando come la vera sfida arrivi dopo la vittoria: «La tentazione di lasciare può esserci, ma è dopo aver vinto che serve restare per consolidare». Racconta di come, nel 1987, mentre la città impazziva per il primo scudetto, lui già pensava alla Coppa Italia: «Dissero che ero freddo, ma vincemmo anche quella».

Il progetto Napoli: un modello da seguire

Secondo Bianchi, il Napoli è oggi una delle poche realtà italiane con un progetto autentico, grazie alla gestione di Aurelio De Laurentiis: «Ha preso De Bruyne, un colpo da grande club. E anche se non ha più trent’anni, resta un investimento di valore».

Sottolinea come, in un calcio sempre più dominato da proprietà straniere e fondi, il Napoli continui a rappresentare un modello familiare e radicato, capace di coniugare passione e visione industriale.

«Le esitazioni di Conte sono comprensibili, ma l’importante è non rovinare la festa»

Bianchi riconosce come sia umano il tempo di riflessione di Conte: «Anche ai miei tempi c’erano le sirene. Ma che si goda questo momento. Poi, se dovrà dire addio, lo faccia con una stretta di mano e un sorriso».

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