A distanza di cinque anni dal suo arrivo al Napoli, Victor Osimhen torna al centro della scena, non per un gol decisivo o una trattativa di mercato, ma per il retroscena inedito del suo trasferimento dal Lille nell’estate del 2020, oggi ricostruito da La Repubblica. Il racconto emerge dalle dichiarazioni rese alla Guardia di Finanza dall’attaccante nigeriano, ascoltato come persona informata sui fatti nell’ambito dell’indagine sulle plusvalenze fittizie che coinvolge il club partenopeo.
L’incontro a Capri con De Laurentiis, tra dolore e confusione
“Non avevo la testa per pensare al calcio”, ha dichiarato Osimhen, ricordando i giorni in cui stava affrontando la malattia terminale del padre, scomparso a maggio 2020. In quel contesto di fragilità personale, il giocatore avrebbe subito pressioni crescenti per accettare il trasferimento al Napoli, orchestrato dal suo ex agente Jean Gérard e dai vertici del Lille.
Osimhen racconta un passaggio emblematico: un viaggio a Capri, su invito del presidente Aurelio De Laurentiis, che avrebbe voluto convincerlo personalmente a firmare. A bordo di una barca, l’attaccante incontrò il patron azzurro e il direttore sportivo Cristiano Giuntoli, ma si trovò disorientato: “Parlavano in italiano, io non capivo nulla. De Laurentiis mi chiese se avessi visto il contratto, ma non avevo ricevuto niente. Il mio agente non mi mostrava i documenti”.
La rabbia per il trattamento ricevuto dal Lille e dall’agente
Il retroscena si fa ancora più teso quando Osimhen ricorda la proposta di partire subito per Napoli, senza nemmeno avere il tempo di elaborare la morte del padre. “Mi dissero che dovevo andare il giorno dopo a Napoli, ma io ero arrabbiatissimo. Non ero riuscito a vedere mio padre prima che morisse”.
Pur accettando per rispetto dell’ex presidente del Lille Gerard Lopez, Osimhen partecipò agli incontri con il club azzurro ma non firmò nulla in quell’occasione. Al ritorno in albergo chiese chiarimenti al suo agente, che prima negò di avere il contratto, poi gli mostrò un foglio non ufficiale. “Mi arrabbiai e decisi di tornare in Francia. A quel punto chiesi una settimana di riposo e andai a Parigi. Tornato a Lille, interruppi il rapporto con l’agente”.
L’arrivo di D’Avila e la firma ufficiale
Solo dopo aver affidato la trattativa a William D’Avila, Osimhen si convinse a riprendere i contatti con il Napoli. La firma definitiva arrivò a fine luglio 2020, a Lille, alla presenza di numerosi dirigenti e rappresentanti, tra cui Maurizio Micheli per il Napoli e lo stesso Lopez, oltre a Calenda, Ingla, Cros e altri attori dell’operazione. Un passaggio che, secondo quanto riferito dal calciatore, avvenne in maniera trasparente e finalmente chiara, dopo settimane di tensioni e incomprensioni.
Nessun rilievo penale contro Osimhen
Il racconto di Osimhen, raccolto dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze del Napoli, non lo coinvolge in alcuna responsabilità penale. Anzi, emerge come una figura estranea alle eventuali manovre contabili, preoccupato principalmente per la propria situazione personale e familiare, e critico verso la gestione iniziale del suo trasferimento.
Il caso plusvalenze e il contesto investigativo
Le parole dell’attaccante si inseriscono nel quadro delle indagini in corso su presunte irregolarità contabili legate all’operazione Osimhen, che secondo l’accusa avrebbe permesso al Napoli di gonfiare artificialmente il valore dell’affare per registrare plusvalenze. Tra i principali indagati figura il presidente De Laurentiis, rinviato a giudizio per falso in bilancio, con udienza preliminare fissata al 6 novembre.
Sul piano sportivo, però, come ribadito anche dalla Procura FIGC, non ci sono rischi di sanzioni per il club partenopeo, già assolto in primo e secondo grado nel procedimento sportivo.
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