Stesso obiettivo, percorsi opposti. Da un lato l’Inter di Cristian Chivu, che taglia il monte ingaggi e punta su giovani di prospettiva; dall’altro il Napoli di Antonio Conte, che spinge sull’acceleratore e alza ancora l’asticella economica. Secondo un’analisi pubblicata da La Gazzetta dello Sport, le due squadre oggi si ritrovano con stipendi complessivi simili, ma con strategie diametralmente opposte: il club di Aurelio De Laurentiis ha speso quasi il doppio dei nerazzurri per costruire una rosa da scudetto.
Napoli: ingaggi record e un monte stipendi da 133 milioni
Gli azzurri hanno superato quota 100 milioni di ingaggi in tre delle ultime quattro stagioni, raggiungendo nel 2025/26 un costo rosa di 133 milioni, contro i 92 della scorsa stagione. L’aumento è legato agli arrivi estivi di De Bruyne, Hojlund, Lang, Beukema, Lucca, Milinkovic-Savic, Marianucci, Elmas e Gutierrez. Solo il belga, simbolo dell’ambizione di De Laurentiis, percepisce 5,5 milioni netti più bonus.
Nel 2022/23, anno del trionfo di Spalletti, il monte stipendi era di 76,5 milioni, con la rivoluzione firmata Kim-Kvaratskhelia e gli addii di Insigne e Mertens. Nel 2023/24 il costo era salito a 89,5 milioni, fino ai 92 del 2024/25, stagione in cui arrivarono Buongiorno, Ostigard, Gilmour, Lukaku, Neres e McTominay, protagonista del quarto scudetto con 12 reti stagionali, compresa quella decisiva contro il Cagliari.
L’estate scorsa De Laurentiis ha speso 164 milioni in acquisti, a fronte dei 150 dell’anno precedente, riducendo però il saldo negativo a -32,5 milioni, grazie soprattutto alla cessione di Osimhen al Galatasaray per 75 milioni, con un 10% sulla futura rivendita.
Inter: meno stipendi, più sostenibilità
Sul fronte nerazzurro, la politica è opposta. Il monte ingaggi dell’Inter è sceso da 142,9 milioni a 137,3 milioni, nonostante un mercato più attivo: spesi 87,5 milioni, quasi quattro volte rispetto ai 22 milioni del 2024/25. La linea imposta dal fondo Oaktree è chiara: sostenibilità, ringiovanimento e plusvalenze future.
Le partenze di Pavard (6,5 milioni lordi), Correa (6,4), Taremi (5,5), Arnautovic (4) e Zalewski (1,8) hanno alleggerito il bilancio, lasciando spazio agli arrivi di Luis Henrique, Bonny, Sucic, Akanji, Diouf e al ritorno di Esposito.
Negli ultimi quattro anni, solo nel 2023/24 – l’anno della seconda stella – l’Inter aveva speso di più, con un mercato da circa 100 milioni: Frattesi (34,5), Pavard (33), Carlos (14), Arnautovic (11), Buchanan e Bisseck (7,5), Sommer (7).
I numeri a confronto: spese e saldi
| Stagione | Napoli (saldo € mln) | Inter (saldo € mln) |
|---|---|---|
| 2022-23 | -46 | +15 |
| 2023-24 | +12 | -20 |
| 2024-25 | -73 | -10 |
| 2025-26 | -34,5 | -32,2 |
Il Napoli ha sempre speso di più, ma ha saputo compensare con grandi cessioni: da Koulibaly e Fabian Ruiz (2022) a Kim e Lozano (2023), fino a Elmas (2024) e soprattutto Kvaratskhelia (2025), passato al PSG per 70 milioni e protagonista in Champions contro la stessa Inter in finale.
L’Inter, invece, ha costruito la sua stabilità con un bilancio 2024-25 in utile di +35 milioni, il migliore della storia nerazzurra, e un fatturato record di 546 milioni. Con Oaktree al timone, i criteri sono rigidi: niente acquisti over 30, sostenibilità economica e margini di crescita per i giovani.
Due modelli, un unico traguardo
Da un lato Marotta e Chivu, con la filosofia della gestione virtuosa e l’obiettivo di restare competitivi senza appesantire i conti; dall’altro De Laurentiis e Conte, che scelgono la via del rischio calcolato, puntando tutto sull’immediata riconquista del titolo.
Due strade diverse che portano alla stessa vetta: quella dello scudetto 2025/26. Ma se i nerazzurri si affidano alla solidità del progetto tecnico-finanziario, il Napoli ha deciso di scommettere ancora una volta sulla forza del talento e dell’investimento.


