Conte trasforma il Napoli: moduli, emergenze e soluzioni per un’identità fluida

Contro il Qarabag l’ennesima svolta tattica: da illusionista del calcio, l’allenatore leccese reinventa la squadra e ne rilancia ambizioni e gioco

conte

Antonio Conte ha fatto del Napoli un laboratorio tattico dinamico, dove le emergenze diventano opportunità e i moduli si piegano alle esigenze, non il contrario. La partita di Champions contro il Qarabag ne è stato l’ultimo esempio: con il risultato ancora bloccato sullo 0-0, il tecnico ha riscritto la partita al minuto 64 con una sostituzione chiave: fuori il difensore Beukema, dentro l’esterno Politano. Da lì, nuovo assetto, nuova spinta e, infine, la vittoria.

Una soluzione vincente

Il Napoli è passato dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1, modulo che in fase di non possesso diventava 4-4-2. In campo, Neres si è avvicinato a Hojlund come seconda punta, Politano ha occupato la corsia destra, Lang quella sinistra. In difesa, Di Lorenzo e Olivera sono tornati terzini, con Rrahmani e Buongiorno centrali. A centrocampo, la diga formata da Lobotka e McTominay ha blindato la mediana. Un solo cambio, e il Napoli ha accelerato fino al successo, con due gol, una traversa e diverse occasioni neutralizzate dal portiere azero.

Un Napoli fluido

È la sintesi perfetta del “metodo Conte”, capace di leggere le partite in corsa e modificarle radicalmente. In questa stagione, sono già tre i moduli utilizzati dal primo minuto e numerosi gli aggiustamenti a gara in corso. Si era partiti con il 4-1-4-1, disegnato per valorizzare i Fab Four, quartetto offensivo che avrebbe dovuto far brillare la fantasia con l’arrivo di De Bruyne. Ma con l’infortunio dell’ex City e quello di Anguissa, Conte ha dovuto rivedere i piani.

Dopo la sfida con l’Inter, si è tentato il ritorno al classico 4-3-3, ma senza i risultati dello scorso anno. Dopo Bologna, una nuova svolta: 3-4-2-1, l’unica opzione possibile con la mediana decimata e i soli Lobotka e McTominay disponibili.

In realtà, il 3-4-2-1 è un ritorno alle origini: era il modulo delle prime uscite ufficiali del Napoli targato Conte, con Politano e Kvaratskhelia larghi, e Lukaku al centro dell’attacco. Poi, l’arrivo di McTominay aveva portato a un 4-2-4 e infine ad un ritorno al 4-3-3. Ma anche nella passata stagione, tra marzo e aprile, con una rosa ridotta, Conte aveva rispolverato il 3-5-2, dando spazio a Raspadori e mantenendo il Napoli in corsa per il titolo, salvo poi tornare alla struttura più classica nel finale.

Il messaggio è chiaro: al di là dei numeri, quello che conta è l’idea di gioco, i meccanismi consolidati e la capacità di adattare il collettivo alle risorse disponibili. Conte lo fa con abilità, spostando pedine che sono uomini, con ruoli e caratteristiche, e che sotto la sua guida sembrano trovare sempre il modo per esprimersi al meglio.

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