Il Napoli deve gestire meglio la sua cattiveria agonistica

Il Napoli deve gestire meglio la sua cattiveria agonistica: non può scattare "a comando" o dopo uno schiaffo

Prendiamo in esame le dichiarazioni di Vanja Milinkovic-Savic nel post partita di ieri per un’analisi più estesa. Ci si può trovare d’accordo con le parole del portiere serbo nel momento in cui dice che “quando mettiamo la giusta cattiveria in campo diventiamo una squadra molto forte, quando manca c’è qualche problema“. Si è vista chiaramente, la cattiveria, nel secondo tempo contro il Verona, in cui il Napoli di gol ne aveva segnati in verità 4 complessivi. Ma, proprio in virtù di questo, ci si chiede: quando e come si sceglie di esercitare questa cattiveria agonistica in campo? Quali sono i meccanismi che la generano? Perché nel primo tempo – non solo ieri – tale cattiveria agonistica la squadra non l’ha manifestata? Perché è necessario, spesso, che i calciatori prendano lo “schiaffo” prima di reagire?

Il grande problema di mentalità del Napoli

Continuiamo a credere che, per una squadra Campione d’Italia in carica, con 2 Scudetti vinti negli ultimi 3 anni, sia letteralmente impossibile pensare di scendere in campo specchiandosi nella propria bellezza e credendo di aver già vinto le partite (e se fosse così, sarebbe davvero un bel problema: c’è gente che ha vinto per 9 anni di fila e non si è sentita appagata). Tra l’altro: specchiarsi per cosa? Mancano tantissimi giocatori, la maggior parte dei quali titolari e in grado di svoltare le partite dal punto di vista tecnico: in che tipo di bellezza ci si rispecchia?

L’ex Torino dice anche che “l’approccio è stato buono, siamo tutti professionisti, ha inciso forse la stanchezza”. Sinceramente, non lo daremmo per scontato a questo punto: sono troppe le volte in cui il Napoli pareva sceso in campo in ciabatte (o ci è tornato nel secondo tempo). Due sconfitte di questa stagione sono arrivate contro Torino e Udinese, ovvero le 2 squadre con la peggior difesa della Serie A, entrambe senza segnare un gol e con una potenzialità offensiva e di occasioni ridotte all’osso. Sicuramente la squadra è un po’ stanca – come molte altre – ma, in tutta onestà, negare un problema di approccio significa non guardare la realtà. Su questo, la speranza è che la squadra possa e debba migliorare (e stupisce che un allenatore come Conte, cioè un vero martello pneumatico, non riesca a trovare dei correttivi a riguardo). Si potrebbe aggiungere altro ma temiamo sarebbe superfluo.

Detto questo: in virtù del sanguinoso pari di ieri, un’eventuale sconfitta in casa dell’Inter significherà che il campionato è andato. Cruda verità ma pura e nuda. Speriamo in un altro moto d’orgoglio ma, soprattutto, in una prestazione che sia continua nell’arco dei 90 minuti.
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