Nella stessa gara il Napoli dice addio definitivamente alle già residue chance di Scudetto ma, al tempo stesso, mette ancora una volta in scena tutte le sue capacità di resilienza. Il pareggio in doppia rimonta contro la Roma segna l’ingresso della squadra in una fase della stagione che dovrà basarsi unicamente sulla continuità e sulla tangibilità dell’unico obiettivo rimasto, ovvero la qualificazione in Champions League.
Napoli-Roma, l’analisi del giorno dopo
L’inizio di partita mette in luce una Roma molto determinata, abile nel pressing alto e intenzionata a proporsi in maniera offensiva. Il Napoli prende l’ennesimo gol su un’imbeccata verticale altrui, dopo un altro pallone perso nel tentativo di verticalizzare troppo in fretta. Sono errori che ormai si vedono fin troppo spesso nelle partite degli azzurri e denotano problemi in termini di qualità ma anche di “pensiero” nella giocata. La Roma, nonostante il vantaggio, sceglie – anche piuttosto saggiamente, dalla sua prospettiva – di controllare la partita stando alta e aggredendo come può il possesso di un Napoli che, seppur volenteroso, mostra dei deficit notevoli nel gioco offensivo (con l’alibi di affrontare la migliore retroguardia del campionato, ovvio). La squadra di Conte è leggerissima nella zona centrale del campo, perché Lobotka ed Elmas (due giocatori comunque con un baricentro solido) peccano in fisicità e centimetri e, mai come in queste gare, l’assenza di elementi come Anguissa e McTominay si fa sentire moltissimo. Per emergere, il Napoli prova a lanciare spesso su Hojlund: una buona idea ma non sempre, perché il danese ha addosso N’Dicka, sgravato da compiti di impostazione per dedicarsi a neutralizzare l’ex Manchester United. Gasperini punta sull’isolamento di Malen contro i centrali azzurri e la decisione, per larghi tratti della prima frazione, sembra pagare. L’ex Aston Villa è estremamente attivo e fa reparto da solo (a eccezione dei momenti in cui il pallone viene giocato in via aerea). La timida pressione azzurra porta al pari con il tiro leggermente deviato da Spinazzola ma la sensazione generale è stata comunque quella di una squadra che ha fatto enorme fatica a costruire un gioco d’attacco, pur con tutta la buona volontà di un primo tempo discreto.
Nella ripresa il Napoli scende in campo con un atteggiamento sicuramente più propositivo e cerca di dare maggiore precisione al suo gioco, alzando anche il baricentro. Un rischio calcolato che, però, può essere ribaltato da giocate come quella che porta al rigore per la Roma, con Wesley che approfitta in ricezione e in progressione dell’uscita sbagliata in anticipo di Gutierrez. Un gol giallorosso che arriva in una fase della partita molto tattica, nella quale entrambe le squadre avevano scelto di preservare un certo equilibrio per poi azionare alcuni ingranaggi nel finale. Da storico nel campionato, quando la Roma è andata in vantaggio ha poi sempre vinto la partita. C’è sempre una prima volta per cambiare le carte in tavola, però: i giallorossi soffrono l’esuberanza e le falcate di Alisson Santos, che si mette nelle condizioni di segnare dopo un’azione di stampo continano, con Hojlund ottima nella sponda (e bravissimo nel tempismo, perché stava per essere sostituito da Lukaku). Al Napoli nel secondo tempo non è mancato molto per vincere la partita, con la Roma un po’ più arrendevole e che, di fatto, ha sfruttato l’unica chance veramente importante creata. Ne esce fuori un pareggio abbastanza giusto, nel contenuto.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Questo lo dirà poi la classifica a fine anno. Per adesso, gli azzurri mantengono le distanze dalle inseguitrici ed entrano chiaramente in una fase molto più realistica e pragmatica del campionato, quella in cui bisogna guardarsi soltanto indietro e non più avanti. A fine stagione potremo tirare le somme di quanto tutto ciò sia stato effettivamente un bene o un male (visti gli eventi che hanno colpito l’annata) ma, per adesso, forse deve emergere più la soddisfazione per una squadra che lotta e non molla mai, piuttosto che per le fantasie – ormai sfumate – di riconferma.


