Lunga intervista dell’attaccante nigeriano a Il Mattino di Napoli
“Il gol a cui sono più affezionato? Quello che segnerò e farà vincere lo scudetto al Napoli”. Victor Osimhen fa sognare i tifosi, nell’intervista concessa a Il Mattino di Napoli: “Nella mia infanzia non ho mai pensato a vivere: la mia lotta quotidiana era per sopravvivere. Forse per questo, nulla mi fa paura. La gioia più grande? La nascita di mia figlia Haly. Il Mondiale? È stato uno dei più belli, non mi sono perso una partita neppure quando eravamo in Turchia: le prime gare della Coppa del mondo che ricordo sono quelle del Sudafrica nel 2010 perché tifavo per Sneijder e la sua Olanda. La finale tra Francia e Argentina è stata davvero spettacolare. Quanto sono cambiato negli ultimi mesi? Cambio sempre, ogni giorno. E quello che conta, ed è importante, è continuare a cambiare, a crescere, a fare un passo sempre in avanti. La mia crescita è legata a Spalletti: lui crede in me. Mi dà stimoli, mi fa lavorare sodo e non mi fa fermare mai. E con lui è tutto più semplice perché capisci che è un lavoro che ti fa fare per migliorare ancora. È solo l’inizio per me, non ho raggiunto ancora nessun traguardo.
L’infortunio dello scorso anno è stato pesante, come l’operazione e il lungo periodo in cui sono stato fermo. Noi stiamo con la testa già lì a Milano, non vediamo l’ora di ripartire. Nessuno di noi pensa che questi 8 punti di vantaggio sulla seconda diano delle garanzie per il futuro. Il campionato è lunghissimo e sappiamo che non dobbiamo mollare mai per conservare il primo posto. Nella testa c’è solo questo: e poi a Milano quest’anno abbiamo già vinto contro una grande squadra come il Milan. Quando tolgo la maschera? Non ci penso proprio. Non c’entra nulla l’aspetto mentale, la mascherina è una protezione fisica e me la tengo. Non è una cosa di scaramanzia, sono più tranquillo così: la mia faccia la proteggo meglio indossandola. E non me la tolgo.
Il Razzismo negli stadi? È un tema abusato sui social, dai tifosi rivali. Qui a Napoli mi sento in un posto accogliente, comprensivo, dove non ho mai avvertito nulla di discriminatorio. Non ci penso al razzismo, io penso a fare gol. Qui nel Napoli siamo tutti una famiglia, e poi qui sono tanti i calciatori di colore ed è bello ricevere tutto questo amore da parte dei tifosi azzurri. In campionato dobbiamo continuare così come abbiamo fatto in tutta la stagione. Dobbiamo lavorare forte, come se non fossimo davanti a tutti in classifica, senza pensare a chi non vede l’ora che arrivi una nostra sconfitta. L’Inter rappresenta un grande faccia a faccia, vogliamo vincere ma non sarà facile. Non andremo lì pensando di avere 8 punti di vantaggio sul secondo posto, sarebbe un errore. Abbiamo calciatori forti, di qualità che possono portarci alla vittoria in ogni momento della partita: vogliamo iniziare il 2023 così come abbiamo concluso il 2022.
Kim, Kvara e Raspadori non mi hanno sorpreso. Hanno dimostrato subito di avere qualità, si sono subito integrati in questa squadra che somiglia molto a una famiglia. E sono riusciti a farlo grazie a Spalletti. Io leader? siamo tutti uguali ma c’è uno che è in cima a tutti ed è il nostro capitano, Di Lorenzo. È lui il nostro leader. Anche se poi la nostra forza è proprio la compattezza: contro l’Udinese, Anguissa, Mario Rui e altri si sono messi in prima linea per conquistare la vittoria. Per me e per tutti c’è una cosa che è imbattibile: l’amore dei tifosi. Il gol a cui sono pià affezionato? Quello che ci farà vincere lo scudetto. Lo sogno già. Ci penso da quando sono qui, posso solo immaginare quello che succederebbe in città se dovessimo riuscire a conquistarlo. Ma ora la strada da percorrere è ancora lunga: quello che dobbiamo fare è continuare a vincere le partite.
Chi temo per la lotta scudetto? Resto concentrato su di noi. Ho visto la festa degli argentini nelle strade e nelle piazze di Napoli: impressionante. Non so neppure io cosa sia stato Maradona per Napoli, ma definirlo un dio non è una esagerazione. Ma lo è anche per questo club, per questa squadra. Per noi giocare nel Napoli significa anche onorare il suo nome: è un piacere, un motivo di orgoglio. Vogliamo vincere anche per rendere omaggio al suo ricordo. Il mio futuro è al Napoli? Il futuro è questo momento. È vincere qualcosa di importante in Italia. Difficile poter pensare a qualcosa di meglio del Napoli: è una delle più grandi squadre di Europa, è un club straordinario, ed è normale che adesso sono concentrato solo su quello che dobbiamo fare in questa stagione. Perché non abbiamo fatto ancora nulla: dobbiamo vincere qualcosa. Poi vedremo cosa succederà”.


