Ospite del programma “Cinque Minuti” su Rai 1, Luciano Spalletti è tornato a parlare del suo passato recente alla guida del Napoli, culminato con la conquista dello scudetto dopo 33 anni di attesa, e del difficile rapporto con il presidente Aurelio De Laurentiis, che ha segnato la fine della sua avventura partenopea.
Un addio ancora irrisolto
«Con De Laurentiis ho avuto un rapporto conflittuale», ha ammesso Spalletti senza giri di parole. «Avrei voluto più umanità nei miei confronti, viste le energie spese per quel progetto. Dopo la separazione non ci siamo più sentiti». Un’ammissione carica di amarezza, che evidenzia le ferite ancora aperte tra due protagonisti del trionfo azzurro dello scorso anno.
Il tecnico di Certaldo ha poi confessato: «Nulla mi scivola addosso, tutto mi resta dentro e mi consuma, soprattutto le vittorie, più delle sconfitte». Un sentimento che conferma quanto l’esperienza napoletana sia stata intensa e trasformativa, anche a livello personale: «Sono fedele alla mia vita, nei sentimenti e nel lavoro. Ma è andata bene: vedere la gioia dei bambini napoletani è qualcosa che porterò per sempre con me. Napoli è una città che sa essere felice e malinconica allo stesso tempo».
La sfida con la Nazionale
Spalletti ha anche parlato della sua nuova avventura alla guida dell’Italia, iniziata ufficialmente nell’agosto scorso, pochi mesi dopo il trionfo con il Napoli. «La chiamata di Gravina è stata una sorpresa», ha raccontato. E ora l’obiettivo è chiaro: qualificarsi al Mondiale 2026.
«Non sarà semplice, ma ce la giocheremo con fiducia», ha dichiarato il ct. «La Norvegia è un avversario insidioso, ma siamo cresciuti molto e possiamo dire la nostra. La Nazionale sarà in gran parte quella che abbiamo già visto, ma servirà leggere bene cosa emergerà dal campionato». Sul paragone con la squadra campione del mondo nel 2006, Spalletti ha precisato: «Non siamo né più forti né più deboli, lo stiamo diventando. Ma dobbiamo farlo in fretta».


