C’è un Napoli che ha fatto la storia con Maradona, un altro che ha emozionato con Spalletti e uno nuovo che vuole scrivere pagine indelebili con Antonio Conte. Il progetto tecnico e sportivo avviato dal presidente Aurelio De Laurentiis sta entrando in una fase cruciale: dopo lo scudetto conquistato nel 2023 e un’annata difficile, ora il club azzurro vuole tornare ai vertici con una squadra costruita per vincere su tutti i fronti.
Il simbolo di questa rinascita è Kevin De Bruyne, il fuoriclasse belga chiamato a portare classe, visione e leadership a una squadra che, sotto la guida di Conte, ha già ritrovato compattezza e carattere. Attorno a lui, una rosa profonda, con due titolari per ogni ruolo, pronta a competere non solo per lo scudetto, ma anche per Supercoppa, Coppa Italia e Champions League. Un Napoli ambizioso, che non si accontenta più del bel gioco, ma punta a risultati concreti.
Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, il primo Napoli di Conte è nato dalle ceneri di un’annata disastrosa, quella successiva al tricolore vinto con Spalletti. L’addio di Zielinski ed Elmas, l’involuzione di Kvaratskhelia e l’assenza di un Osimhen a pieno regime avevano lasciato il campo a una squadra smarrita e priva di certezze. Conte ha ripartito da lì, ricostruendo partendo dalla difesa e dalla mentalità. Con Alessandro Buongiorno ha colmato il vuoto lasciato da Kim, mai realmente sostituito, e ha ridato equilibrio a una formazione che aveva chiuso al decimo posto.
Il ritorno alla solidità è passato anche per una maggiore fisicità e spirito di sacrificio, incarnati da giocatori come McTominay, autentico perno del centrocampo nella cavalcata verso un titolo che sembrava insperato. Ora però si alza l’asticella: con l’arrivo di grandi nomi e nuove alternative, il Napoli vuole aprire un ciclo vincente.
Nel cuore della difesa resta Amir Rrahmani, uno dei pochi ad aver attraversato tutte le fasi recenti del club. Intervistato da Sky, il centrale ha ammesso con cautela: «Sarà il Napoli più forte nel quale ho giocato? Non lo so, facciamo passare il tempo e lo vedremo. Sicuramente è tra i più forti». Una dichiarazione prudente, ma che conferma le alte aspettative attorno alla squadra.
Il paragone con il Napoli di Spalletti, campione d’Italia due stagioni fa, è inevitabile. Se quella era una squadra fluida, tecnica e leggera, quella di Conte si presenta come un gruppo più maturo, esperto e solido. Diversa, ma non per questo meno efficace. L’obiettivo è andare oltre i confini nazionali e costruire un’identità europea, partendo da un mix di talento, intensità e gestione tattica.
Resta intoccabile, invece, il mito del Napoli di Maradona, con due scudetti e una Coppa Uefa conquistati tra il 1986 e il 1990. Quel ciclo leggendario, fatto di nomi come Careca, Giordano, Alemao, Bagni, Zola e Ferrara, appartiene a un’epoca irripetibile. Ma il nuovo corso può sognare in grande e, senza la pretesa di eguagliare il passato, provare a scrivere una nuova pagina gloriosa della storia azzurra.


