Da punto di forza a punto debole. Uno degli allenatori più celebrati per la granitica fase difensiva sta vivendo un momento davvero complesso. Antonio Conte sta scegliendo – anche con coraggio – un approccio più offensivo per questo Napoli. Ma al coraggio vanno abbinate anche le idee, gli uomini, al fortuna. Al Napoli, in questo momento, sta mancando un po’ tutto. Però i dati non mentono e condannano, almeno per ora, la fase difensiva degli azzurri.
Al di là delle cifre più “standard” (10 gol subiti, di cui 7 in Serie A e soltanto 2 clean sheets stagionali), nel dettaglio il rendimento appare molto preoccupante. Il Napoli infatti, tenendo conto delle partite finora disputate in campionato, risulta ultimo non solo per contrasti vinti (11,7 a partita) ma anche per spazzate (16 in media) e per cross respinti (0,4 a gara). Gli azzurri sono anche penultimi per contrasti tentati (17,4) e media parate per match (1,6), nonché al 18° posto per passaggi intercettati (5,7 a gara) e passaggi respinti (4,4).
Inoltre, il Napoli è soltanto 10° per falli commessi (12,7 a partita in media) e 15° per tiri respinti (solo 2,6 di media a gara). Insomma: la fase difensiva del Napoli sembra molle, senza grinta, a volte anche senza troppe soluzioni per ovviare ai movimenti degli avversari.
Ovvio, chiaro, cristallino: c’è l’alibi di aver avuto, a turno (e contemporaneamente), tantissimi infortuni nel reparto. Sostanzialmente, il Napoli non ha mai giocato con la coppia di centrali titolari. Questo conta, non possiamo negarlo. Ma, allora, dobbiamo poi anche cominciare a valutare in maniera diversa il mercato fatto quest’anno. O comunque, concedere – anche giustamente – la pazienza che il mister invocava nelle scorse gare.
Ciò che invece Conte può provare a capire è che, se la squadra crea molto e concretizza poco, allora deve tornare in grado di difendere almeno ciò che riesce a plasmare.


