Gabriele “Lele” Oriali non è solo una figura di raccordo tecnico. È un simbolo del calcio italiano, un equilibratore nato, come lui stesso si definisce. Lo è stato in campo, e lo è oggi da dirigente. E in una partita come Benfica-Napoli, che porta in scena due panchine leggendarie, José Mourinho e Antonio Conte, Oriali è il filo invisibile che unisce due mondi all’apparenza opposti, ma con un’anima profondamente simile.
“Mourinho? Mi chiama Gabriele come mia madre”
Una confidenza che racconta molto di un rapporto autentico: José e Lele, compagni d’impresa nel Triplete interista, hanno condiviso più di una vittoria. “In due mi chiamano Gabriele: mia madre e Mourinho. Non so perché, gli piace e a me fa piacere”, confessa Oriali a La Gazzetta dello Sport. È la dimostrazione di una stima reciproca profonda, costruita su professionalità, riservatezza e complicità. La Champions, che questa sera metterà di fronte Benfica e Napoli, rappresenta per Oriali uno dei vertici emozionali della sua carriera. “Con Mourinho abbiamo scritto la storia. Lo sapevamo, anche senza dircelo apertamente. Una sera gli dissi: ‘Se vai via, cacciano me’. E lui: ‘Gabriele, non pensare al futuro. Stiamo scrivendo la storia’. Così è stato”.
Due leader assoluti: “Si lancerebbero nel fuoco per loro”
Per Oriali, Mourinho e Conte sono due fuoriclasse assoluti della panchina. Non solo per il numero di trofei – 35 in totale – ma per la loro capacità di entrare nell’anima dei giocatori: “Per loro i calciatori si lancerebbero nel fuoco. E non è un modo di dire. Lo raccontano le testimonianze di chi è stato guidato da loro. Dentro Mou e Conte ci sono valori umani fortissimi”. Personalità travolgenti, non facili da gestire, ma secondo Oriali “meno difficile di quanto sembri”. Il loro carattere non è un ostacolo, ma un motore: lo mettono al servizio dei club e ottengono sempre il massimo dalle squadre.
Un derby personale, ma senza ostilità
Lo stadio da Luz sarà inferno per il Napoli, secondo Oriali, ma anche una cornice speciale per un incrocio carico di significati. L’abbraccio con Mourinho non sarà preceduto da messaggi: “Ci guarderemo negli occhi, come abbiamo sempre fatto. Nemici mai”.


