Per la 9^ volta nella sua storia il Napoli si prende il 2° posto in campionato e conclude l’annata con piazzamento Champions League e Supercoppa vinta. L’1-0 contro l’Udinese è stato un po’ il manifesto dell’annata, sia per le cose buone che per quelle meno belle: tanto controllo, qualche rischio, una serie di problemi fisici e – soprattutto – un risultato di corto muso, che trova il significato dei punti al di là dell’estetica. Salvo clamorose novità, si conclude così l’era Conte al Napoli.
Napoli-Udinese 1-0: l’analisi del giorno dopo
Il rischio concreto – in verità, più per gli ospiti che per il Napoli – era quello di una gara dai ritmi non proprio alti, anzi, piuttosto balneari. Evenienza che non si verifica: al Maradona è subito partita vera, soprattutto perché il Napoli ha una necessità (di classifica e mentale) di chiudere bene un campionato tribolato. Che non si smentisce, perché porta in dote altri 2 infortuni presumibilmente muscolari (quelli di Alisson Santos e Lobotka) in una stagione davvero martellante in negativo, sotto questo profilo. La squadra di Conte gioca con la mente libera e domina sostanzialmente due terzi di primo tempo, lasciando un po’ più l’iniziativa a un’Udinese ordinata soltanto nella fase centrale della frazione. Nel primo e nell’ultimo quarto d’ora, invece, gli azzurri hanno provato a far male soprattutto attraverso gli spazi stretti. Prima dell’infortunio di Alisson, i movimenti contiani certificati vedevano il brasiliano aprirsi nel campo, con Hojlund sempre più vicino al centrocampo che alla zona offensiva. Con l’ingresso di De Bruyne è cambiata l’interpretazione tattica e di gioco, da 3-4-3 a 3-4-2-1: il belga ha dimostrato di avere ancora un piede caldissimo e l’asse con Hojlund in occasione della rete dell’1-0 ha ricordato un po’ a tutti cosa si sia perso il Napoli in questi mesi. Pur rispettando l’avversario, il Napoli ha offerto una prestazione di metà gara molto convincente, con qualche occasione collezionata e la solita maestria nel palleggio, che – stavolta – è stato accompagnato anche da un ritmo piuttosto celere. Cosa che, purtroppo, al Napoli tanto è mancata – insieme alla verticalità dei suoi talenti – per tutta l’annata.
I bisogni del secondo tempo per il Napoli erano chiari: possibilmente chiudere la partita, al massimo mantenere un risultato che consentisse di ricevere (finalmente) l’aritmetica del 2° posto. Un compito favorito da un atteggiamento corretto da parte della squadra, ma anche da un comportamento – inatteso – piuttosto ruvido da parte dell’Udinese, i cui calciatori si innervosiscono sempre di più con il passare dei minuti. Il rosso a Kabasele per condotta violenta mette su binari ancora più favorevoli una partita che, in ogni caso, il Napoli stava controllando senza troppi patemi, salvo una fase centrale – quella dopo l’espulsione – che ha un attimo stravolto le carte per tutti. Una vittoria che, in parte, riassume perfettamente la stagione del Napoli sotto moltissimi aspetti diversi. Una squadra che, nonostante tantissime difficoltà, ha cercato di non mollare mai, anche se – a volte – si è dovuta arrendere all’evidenza e all’emergenza.
Termina quindi, con una sensazione mista tra orgoglio e amarezza, una stagione per certi versi assurda, soprattutto per quanto concerne gli infortuni e gli acquisti che poco hanno reso. Che, però, ha portato un altro trofeo in bacheca. Un’annata stranissima, la quale ha però certificato – ancora una volta – il Napoli come una delle forze più importanti del campionato italiano. Nei prossimi giorni arriveranno i bilanci, le valutazioni e tutto quanto si può commentare attorno a questa stagione. Ora, in attesa dell’ufficialità dell’addio di Conte (e indipendentemente da chi erediterà la panchina dei partenopei), al club azzurro non resta che incassare questo 2025/2026 e ripartire da zero il prima possibile, con la speranza di tornare di nuovo davanti a tutti in Serie A.
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