Sempre parlandone in quella zona d’ombra tra il caldo e il freddo, è innegabile che Napoli-Roma lasci una sensazione un po’ sgradevole in bocca, però intendiamo quella generata da un piatto ben presentato all’apparenza, ma forse non cotto al punto giusto. L’impressione è sempre quella di avere a che fare con una squadra che, pur avendo lavorato molto sui suoi limiti, continui a incorrere in alcuni errori che vanno poi a pregiudicare il risultato generale, più che la prestazione.
Cose buone, altre meno
Parlavamo di questa sensazione tra la rabbia e l’ottimismo. Ci può stare, perché contro la Roma il Napoli ha giocato una partita a tratti straordinaria per 60-65′, cioè fino a quando le gambe dei perni tecnici ultratrentenni hanno retto. La squadra ha saputo alternare momenti di grande pressing a fasi di difesa molto solide, giocando con garra quando serviva e con contenuti tecnici quando era necessario. Finanche ha messo dentro alla partita il cuore, la grinta, la voglia di riemergere da questo pantano di discontinuità che sembra aver avvolto questi primi mesi stagionali.
Proprio per questi motivi – e per un’identità caratteriale, più che di gioco, in procinto di prendere forma concreta – che emerge poi la rabbia. Perché ancora una volta (come contro Inter, Fiorentina, Villarreal e Bodo/Glimt) ti sei fatto rimontare da una situazione di vantaggio. E ti è andata veramente bene solo una volta. Perché, di nuovo, hai buttato una partita già vinta con un’interpretazione pessima della seconda parte di secondo tempo. Perché contro Inter e Roma, cioè le due squadre più forti (o almeno più in forma) del campionato, avevi praticamente fatto 6 punti e, invece, te ne ritrovi con uno soltanto in classifica.
Una squadra di Allegri che non sa difendere
Il grande dramma di questo Napoli è che sembra avere sempre la potenzialità giusta per vincere le partite, ti illude e poi ti spezza il cuore con un finale spesso in calando. Pensare che nemmeno con 2 reti di vantaggio si possa stare tranquilli fa davvero male. Ci si abbassa con una facilità irrisoria e non può essere soltanto a causa del deficit fisico ,come vuole sostenere Allegri. Il pericolo è che la squadra, PERFETTAMENTE IN GRADO DI ATTACCARE (perché, se non lo fossi, non segneresti 2 gol all’Inter, 3 a questo Frosinone, 4 al Bodo/Glimt e 3 alla Roma), si consegni un po’ troppo facilmente agli avversari per “paura” e poco coraggio di stare alta e più in controllo quando servirebbe.
Certo, chiaramente ci sono tanti segnali positivi: vediamo tanti calciatori che stanno entrando finalmente in condizione, altri che potrebbero rivelarsi delle belle scoperte. Ed è forse proprio per questo che il pareggio contro la Roma dev’essere giudicato come una partita non vinta piuttosto che una non persa. Il Napoli vive troppi momenti diversi nella stessa partita: bisogna normalizzare, capire le situazioni, gestire i contesti a proprio piacimento. Qui per forza ci vuole la mano dell’allenatore e, se non arriverà, sarà un enorme problema.
Almeno fino a mercoledì, questo sapore dolciastro non andrà sicuramente via. Una cosa è certa, per noi: nonostante tanti problemi, un allenatore forse sul viale del tramonto, una squadra dall’età media troppo alta, un mercato quasi del tutto nullo, il Napoli attuale non vale 11 punti in 8 partite, ma molti di più. E non potrà girare sempre tutto storto.
Seguici su
Aggiungi siamoilnapoli.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


