Se purtroppo Lorenzo Lucca a Firenze ha messo in scena un’altra partita insufficiente, sinceramente anche Rasmus Hojlund non ha giocato una partita ottima, anzi. Spesso sovrastato da Dragusin, si è anche ritagliato una potenziale occasione facendosi però rimontare sempre dall’ex Genoa e Tottenham. Poco altro per il resto: qualche sponda, molte botte, ma niente di particolarmente utle. Lasciato sempre troppo al suo destino. Argomentare la questione Hojlund secondo noi è molto importante, specialmente in relazione ai numeri e ai dati che sono emersi di recente.
La solitudine indotta di Hojlund non fa bene a nessuno
Il danese è il secondo attaccante più isolato della Serie A, dopo Mendy del Cagliari: Opta spiega che ha toccato un pallone ogni 26 minuti finora su 363 giocati, appena 14 invece quelli giocati nell’area avversaria. CN24, invece, fa il paragone con altri centravanti della Serie A non solo per tocchi effettuati, ma anche per xG e xGOT (cioè gli expected goals per i tiri in porta): viene fuori che Rasmus ha un rendimento peggiore persino di Raimondo e Varela. Questa, secondo noi, resta la principale pecca della concezione offensiva di Allegri finora. Un giocatore come Hojlund va reso il perno della manovra, va servito, bisogna assolutamente affiancarlo a uno o due giocatori che possano aiutarlo. Altrimenti, a dispetto della bravura del ragazzo, si rischia di parlare di un altro investimento sprecato.
Speriamo che il centravanti ex Manchester United ritorni a Napoli dopo la sosta con più fiducia e qualche gol in più nelle gambe. Come abbiamo sempre detto: il materiale su cui lavorare c’è. Ma è necessario che le ali stiano più vicine a lui in fase offensiva (è oggettivo che tocchi pochi palloni rispetto a quanti ne dovrebbe giocare) e che lui stesso trovi la maniera di incidere anche quando la giornata non è positiva: i grandi attaccanti fanno così.
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