“Visita al murales di Maradona? Un’emozione unica”, racconta Lorenzo Insigne in una lunga intervista rilasciata a Radio Serie A. Per l’ex attaccante azzurro, Diego è stato il calciatore più forte della storia, e rendere omaggio al suo murales insieme ai figli è stato un gesto speciale. “Da napoletano, il sogno era indossare quella maglia. Ho realizzato il mio desiderio con i sacrifici della mia famiglia“, aggiunge, ripensando ai suoi esordi e al primo gol in Champions League.
Zeman, sacrifici e crescita personale
Tra i momenti salienti della carriera, Insigne ricorda gli allenamenti intensi con Zdeněk Zeman a Foggia e Pescara: “La prima settimana non riuscivi a camminare, ma quei sacrifici sono stati fondamentali per il mio futuro“. Prima dell’esperienza con Zeman, il debutto in Serie A contro il Livorno fu accompagnato da ansia e adrenalina. Tornato a Napoli, dopo un prestito alla Cavese, un colloquio con Walter Mazzarri segnò una svolta decisiva: “Mi disse che doveva scegliere tra me e un altro. Io mi misi sotto e lui scelse me”.
Momenti magici e ricordi dolceamari
Indelebile il primo gol in Serie A contro il Parma: “Un assist di Pandev, ero al limite del fuorigioco. Per fortuna non c’era il Var!“. Sotto la guida di Rafa Benitez, Insigne ricorda anni importanti con compagni come Higuaín, Callejón e Albiol, evidenziando “la gioia di giocare accanto a calciatori straordinari”.
Tra i momenti più emozionanti, la doppietta in finale di Coppa Italia nel 2014, purtroppo segnata dalla tragedia prepartita. “Avrei voluto festeggiare diversamente“, ammette Insigne. Anche l’infortunio al crociato rappresentò un momento difficile: “Ho recuperato in quattro mesi grazie a uno staff straordinario”.
Da Sarri a Gattuso: il calcio spettacolare e l’adattamento
Con Maurizio Sarri, Insigne sottolinea il grande lavoro svolto: “Giocavamo un calcio spettacolare, avremmo meritato di vincere”. L’intuizione del mister nel reinventare Dries Mertens centravanti ha lasciato il segno. “Anche se al primo impatto sembra duro, abbiamo costruito qualcosa di straordinario“, racconta. Di Rino Gattuso, invece, elogia il carattere e la capacità di tirare fuori il meglio dalla squadra in momenti complessi: “Ha idee brillanti e uno staff di valore. Spero torni presto in un grande club”.
Ancelotti
“Quando è andato via sono stato incolpato io – commenta Insigne -. Ma non è stato così. Il mister lavorava dalle sette di mattina, con lui mi sono trovato benissimo e mi sento ancora con lui, ma qualcosa non ha funzionato, e gli allenatori sono sempre quelli che pagano. Né io né i miei compagni lo abbiamo mandato via da Napoli, a volte ci sono delle annate che non vanno. Poi la sua carriera parla per lui, sta facendo grandi cose con il Real Madrid”.
Canada, vittorie e il legame con Napoli
Trasferitosi al Toronto FC, Insigne non nasconde la nostalgia per Napoli, ma festeggia lo scudetto 2023 come un tifoso. “Il merito va a Spalletti e ai calciatori. Io, da lontano, ho festeggiato con i miei figli”, confessa. L’Europeo vinto con l’Italia resta uno dei traguardi più emozionanti, anche se seguito dalla delusione della mancata qualificazione al Mondiale: “Il gruppo era forte e unito, ricordo ancora con affetto Vialli”. Nonostante le critiche ricevute in passato, Insigne sottolinea il rapporto unico con i tifosi napoletani: “Quando dai tutto in campo, anche una sconfitta viene accettata”.
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