La parola scudetto, quando pronunciata a fine maggio, evoca un intreccio di destini e ricorsi storici che unisce nomi iconici come Antonio Conte, i fratelli Inzaghi, e una serie di eventi che si ripetono quasi come un copione già scritto. E quest’anno, ancora una volta, le coincidenze si rincorrono. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.
Un venerdì da campioni
Per la prima volta dal 1997, il tricolore verrà assegnato di venerdì. Allora, fu la Juventus di Lippi a laurearsi campione pareggiando 1-1 a Bergamo contro l’Atalanta. Un match che vide Pippo Inzaghi, bomber della Dea con 24 gol stagionali, siglare il vantaggio contro Peruzzi prima che Iuliano fissasse il pari. Quel giorno, in panchina per la Juventus c’era anche Antonio Conte, al termine di una stagione condizionata da un grave infortunio al crociato, che lo costrinse a saltare la maggior parte delle gare, inclusa la finale di Champions League del 28 maggio persa contro il Borussia Dortmund.
Oggi, Conte è tornato protagonista, e come allora, una squadra italiana giocherà una finale di Champions a Monaco, proprio come la Juve nel ’97, anche se oggi lo scenario è l’Allianz Arena e non più l’Olympiastadion.
Inzaghi e Conte, 25 anni dopo
A rendere ancora più suggestiva la narrazione ci pensano i fratelli Inzaghi, di nuovo protagonisti nel weekend che assegna lo scudetto. Simone, allenatore dell’Inter, si gioca un titolo che potrebbe sfuggirgli per un soffio, mentre Antonio, ora sulla panchina del Napoli, punta a rovinargli la festa. Una dinamica che ricorda il 5 maggio 2002, quando lo scudetto sfuggì all’Inter all’ultima giornata, ma anche il diluvio di Perugia nel 2000, che segnò la fine del sogno tricolore della Juve.
Nel 1997, mentre Pippo scriveva la storia con la maglia nerazzurra, Simone militava in C2 con il Lumezzane, condividendo l’appartamento a Bergamo proprio con il fratello. Una quotidianità fatta di sogni, allenamenti e pranzi in compagnia di Fabio Paratici, allora ancora lontano dai riflettori del grande calcio.
Il peso della storia
Quella Juve-Atalanta del 23 maggio 1997 si concluse in un’atmosfera surreale: invasione di campo dei tifosi bianconeri, gara sospesa e poi ripresa. Il Parma, allenato da Ancelotti, giocò due giorni dopo contro il Bologna. Lo scudetto era già assegnato. Oggi come allora, la tensione si taglia con il coltello, tra finali sospese, allenatori protagonisti e una città – Monaco – pronta ad accogliere un altro appuntamento con la storia.
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