Andiamo dritti al punto. La cosa che dà più fastidio della sconfitta di ieri è che è arrivata sostanzialmente senza battere ciglio, in una partita in cui il Napoli invece doveva giocare con il sangue agli occhi. Dopo la bella vittoria contro il Monza bisognava trovare delle conferme. Puntualmente sono arrivate, ma soltanto per gli aspetti negativi: questa è una squadra che gioca per un po’ di tempo, poi inizia a giochicchiare, accontentarsi, spegnersi, abbassarsi. E quando giochi per cercare di non perdere, sistemamente perdi quasi sempre.
Una squadra che gioca con i sentimenti dei tifosi
Una delle “imprese” in cui il Napoli sta riuscendo in queste settimane è senz’altro quella di risvegliare squadre sepolte e riportarle (apparentemente?) in vita. Contro la Juventus è successo esattamente questo: ai bianconeri serviva soltanto dare il colpo di grazia, avvicinarsi come fanno gli avvoltoi in attesa del deperimento. Invece, con una partita scialba e poco incisiva, si è permesso una squadra avversaria nervosa e fallosa di prendere sopravvento tecnico e tattico in campo. Per momento della stagione e importanza mediatica della singola gara, questa sconfitta è ancor peggiore rispetto a quella di Venezia (con i lagunari che, ricordiamolo, hanno conquistato i loro unici 3 punti stagionali proprio contro il Napoli). Sì, tante assenze, certo, ma non ci si può aggrappare sempre a ciò.
Ancora più grave: come già detto in post gara precedenti, questa è una squadra che gioca proprio con i tuoi sentimenti. Ti illude che le cose stanno andando meglio e poi ti tradisce quando riprendi un po’ di fiducia. Un Napoli a cui manca in modo assoluto la continuità, con una classifica di campionato che riflette esattamente la mediocrità in cui si trova attualmente. Una squadra che ti fa intuire dei contenuti positivi e che poi, nel momento in cui dovrebbe mostrarli con maggiore incisività, sparisce dal campo e perde ogni credibilità.
Sono 2 anni che il Napoli perde e non segna (e questo avviene da 4 anni addirittura) a Torino contro la Juventus. Ma se la sconfitta della scorsa annata condivideva con questa un momento di emergenza totale, allora c’erano un allenatore e dei giocatori pronti a risalire la china, con il Napoli che infatti arrivò poi 2°. Stavolta invece sembra mancare tutto: la grinta, il cuore, il gioco, l’attenzione difensiva, la fame, la voglia. Siamo finiti un limbo a forma di altalena, con pochissimi alti illusori e tanti bassi dai quali si spera tanto di poter ricavare del buono. Ma il tempo passa e, a furia di aspettare, il rischio concreto è quello di aver buttato la stagione già a novembre. A questo punto, semplicemente si naviga a vista e poi si vedrà. Ma è chiaro che, in quest’annata del Centenario, tutto ci si poteva aspettare tranne che una prima porzione stagionale così triste e avara di gioie.
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