The day after Porto-Napoli 4-1: è la fine del ciclo recente. Ora bisogna solo rifondare e sperare

The day after Porto-Napoli 4-1: è la fine del ciclo recente. Ora bisogna solo rifondare e sperare

Porto-Napoli
Porto-Napoli

Forse non ce ne rendiamo ancora conto fino in fondo, ma nel teatro di Oporto abbiamo assistito – molto probabilmente – alla fine di questo ciclo del Napoli. Non solo dal punto di vista sportivo, ma anche umano e di spogliatoio. La gara contro i portoghesi ha rappresentato uno spettacolo raccapricciante ed è da considerare a tutti gli effetti come una Waterloo o una Caporetto per questa squadra, che ha vinto nel recente passato e che evidentemente ha dato tutto ciò che aveva.

Un libro già letto, tra brutte figure e nervosismo

Ormai guardare una partita del Napoli equivale ad aprire lo stesso libro ogni 3-4 giorni e rileggerlo da capo. Primo tempo accettabile, reazione d’orgoglio ove possibile, qualche occasione, un po’ di pressing scapestrato, qualche segnale di vita. Poi, nella ripresa, il baricentro che si abbassa poco a poco di più e, tra il 60′ e il 70′ di gara, l’inizio del disastro annunciato. Tra campionato e Champions League, il Napoli ha subito ben 17 gol nei secondi tempi (10 in Serie A, 7 in Europa). Stavolta, peraltro, la partita ti poteva garantire anche un risultato differente. Sull’1-1 le squadre si sono aperte tantissimo, il Porto in particolare lasciava praterie nel tentativo di vincere: ad Allegri sarebbe bastato stringere le linee, accorciare i reparti e lanciare gli attaccanti in verticale o i quinti sulle fasce per fare malissimo ai lusitani. Invece, ancora una volta, i soliti errori: reparti staccatissimi, marcature inesistenti, gol presi in maniera pressoché identica e con la difesa schierata (le 2 reti su corner del Porto sono praticamente uguali). Risvegliato calcisticamente l’ennesimo m0rto, una squadra certamente forte – e lo si vede in Primeira Liga – ma che in Champions era a quota 0 punti prima di ieri sera.

Sinceramente sta diventando uno stillicidio osservare questa squadra che si autodistrugge poco a poco, senza uno straccio di reazione. La contestazione dei tifosi è soltanto la naturale conseguenza, così come il nervosismo tra i ragazzi. In tutto questo, l’allenatore dimostra di essere completamente fuori dal mondo con dichiarazioni incomprensibili, smentite e rigettate perfino dai suoi stessi calciatori. Siamo arrivati a un punto bassissimo e l’impressione è che si possa fare anche peggio.

Parliamoci chiaro: se non si fa qualcosa subito, la situazione rischia di precipitare. Il problema però è sempre lo stesso: il Napoli è ostaggio delle sue decisioni. Ma i risultati non si possono ignorare e, in pratica, contro la Lazio è la partita più importante di tutte: in caso di sconfitta, sarà impossibile non mandare via Allegri. A meno che non si voglia mollare subito la stagione. Ci meravigliamo che un imprenditore così bravo come De Laurentiis possa restare immobile di fronte a questo scatafascio, che porterà solo danni soprattutto dal punto di vista economico e di cassa. Sempre che ci sia ancora interesse nel progetto Napoli, ovvio. Una cosa è certa: siamo di fronte a uno dei momenti più difficili dell’era ADL. E, almeno per il momento, non se ne vede la fine.

Redazione

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