Un poker per il riscatto e per il 2° posto: gli azzurri tornano a vincere al termine di una delle più belle prestazioni dell’annata, riprendendosi – almeno per un paio di giorni – la seconda piazza in solitaria. Gara contro la Cremonese mai in discussione e che, anzi, poteva pure finire in goleada.
Napoli-Cremonese 4-0, l’analisi del giorno dopo
Se contro la Lazio avevamo assistito a uno dei peggiori primi tempi dell’era Conte, quello contro la Cremonese è forse uno dei migliori della stagione, insieme a quello contro l’Atalanta. Non un caso che, in entrambe le prime frazioni, il Napoli abbia segnato 3 gol (una rarità per i partenopei), tirando ben 14 volte. La squadra ha interpretato subito la gara in maniera aggressiva, probabilmente anche per un moto d’orgoglio, visto quanto avvenuto di recente. L’impressione è che i ragazzi, con la mente svuotata dalle prospettive di vittoria (e, quindi, “purtroppo” più libera), si siano espressi con maggiore leggerezza. Non c’è stata possibilità di inserire il seme del dubbio in una Cremonese che ha provato a reggere finché ha potuto, con un’idea offensiva molto povera. Giampaolo aveva puntato su due attaccanti veloci come Okereke e Bonazzoli per provare a infilare i 3 centrali azzurri, ma il Napoli non si è mai disunito in termini tattici e, per una volta, ha saputo unire anche la velocità e l’intensità al consueto giro-palla. La posizione di McTominay è stata un coltello nel burro della difesa lombarda: lo scozzese, arretrando il raggio d’azione, è riuscito a procurarsi più occasioni e movimenti in progressione, con risultati notevoli. Si è notata anche una maggiore predisposizione al tiro da fuori. Insomma: una squadra completamente diversa rispetto a come avevamo imparato a conoscerla, a tratti molto simile alla prima Juventus di Conte, che aggrediva gli avversari nei primi tempi per giocare poi in sicurezza e gestione i secondi.
Anche nel secondo tempo, pur abbassando – stavolta giustamente – i ritmi, il Napoli ha continuato ad attaccare, trovando la quarta rete e sfiorando spesso la quinta (con anche il 1° rigore sbagliato in stagione). Azzurri sempre in controllo della gara e mai realmente in pericolo, se non per un paio di scorribande in contropiede. In questo caso, anche la gestione di Conte è stata felice, con cambi prematuri dettati da un risultato figlio della voglia di riscatto. Un qualcosa che, magari, sarebbe potuto capitare anche più spesso, in stagione. Per una volta, quindi, c’è davvero poco da dire in negativo: a parte qualche disattenzione sporadica, il Napoli ha giocato un secondo tempo ordinato, ha tirato 26 volte in totale e ha manifestato – senza alcun dubbio – la sua superiorità sull’avversario.
Prestazione solida (contro un avversario abbordabilissimo, chiaro, ma contro cui si poteva andare a sbattere in una partita intricata), una vittoria larga che serviva per risollevare l’ambiente e godersi dal divano Milan-Juventus con più tranquillità. Specie dopo partite del genere, permangono i rimpianti per una stagione che poteva dire molto altro, ma ormai è anche superfluo pensarci. Va portata a termine l’annata nella migliore maniera possibile. E poi, indipendentemente dall’allenatore, sarà necessario apportare dei cambiamenti per far sì che le difficoltà riscontrate quest’anno non diventino croniche.
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