Ancora Giuffredi: “Ecco perché ho scatenato il caos con le conferenze”

Il proseguio della conferenza stampa di Mario Giuffredi

giuffredi

Prosegue la conferenza dell’agente di Di Lorenzo, Mario Giuffredi; di seguito il continuo delle sue parole.

SCATENATE L’INFERNO. “Faccio una prima intervista in cui dico che Di Lorenzo vuole andare via, che il ciclo è finito, me la prendo anche con Calzona. Dopo tre giorni ne faccio un’altra, ancora più dura, rivendicando sempre gli stessi argomenti. L’ho fatta in modo duro non perché volevo sfidare qualcuno, né il club né i giornalisti né i tifosi. Lo faccio perché voglio scaturire due cose. Avendo avuto un impatto mediatico così forte, da parte del club mi aspetto due cose: o che si stanchi e mi dica che davvero deve andar via, e a quel punto mi sarei tolto il pensiero. Sono stato mediaticamente pesante per scaturire questa reazione. Oppure la seconda reazione è che il club lo tenesse. Ma tenerlo vuol dire che non fosse una situazione forzata, ma davvero voluta. Questi sono stati i due punti che volevo toccare. Nel frattempo Conte ancora non c’è, quindi non c’è ancora l’allenatore e io vado dritto per la mia strada, cercando ancora di scaturire queste cose. Ogni volta che parlo con Manna infatti dico sempre che Di Lorenzo voleva andar via, non parlavo più col presidente che non sentivo dal match col Barcellona“.

LA SVOLTA. “Poi è arrivato Conte, ma questo non vuol dire che siamo rimasti per via di Conte. Anche col suo arrivo ho continuato a essere pesante, in modo da essere messo alla porta o essere tenuto con gran convinzione. A quel punto entra in scena il mister, Manna mi combina un incontro con lui, che non avevo ancora avuto il piacere di conoscere. Conte è un campione come allenatore e anche come uomo. E’ stato lì a sopportarmi. Ho continuato a dire per un’ora che non volevamo sapere niente, che volevamo andare via. Il mister mi ha ascoltato per un’ora”.

IL RUOLO DI CONTE. “A differenza di ciò che dicono le persone, cioè che Conte ha detto a Di Lorenzo che sarebbe rimasto punto e basta, il mister non si è mai posto così. E se l’avesse fatto chi mi conosce sa che io non l’avrei mai accettato e sarei andato in guerra fino alla morte. Il mister invece si è posto come un campione, ha capito tutti i nostri pensieri, tutto ciò che era successo. Ci ha dato ragione su determinati aspetti che abbiamo toccato. Non c’è stato quindi un allenatore che ha detto che sarebbe rimasto punto e basta, c’è stato un allenatore che si è affiancato a me e a Di Lorenzo e che ha fatto di tutto per rimettere tutto a posto. Si è messo per un momento nei panni di un giocatore che in un anno ne ha passate di cotte e di crude, si è affiancato a noi e ha dimostrato coi fatti di volerlo tenere”.

IL GESTO. “Affiancandosi a noi ci ha dunque aiutato a capire se era il caso di rimanere veramente. Ci tengo a sottolinearlo perché questa cosa che si è detta su Conte non mi piace. Non ha detto ‘Resta punto e basta’, ha risolto i problemi con noi. Io ho tirato un po’ la corda anche col mister, per capire se voleva tenerlo con convinzione. Ho parlato tanto con lui, ho avuto due incontri, ci sono andato a cena, ci siamo scambiati tantissimi messaggi. E alla fine sono arrivato alla conclusione che questo era un allenatore che voleva a tutti i costi Di Lorenzo. Allora mi sono tranquillizzato e ho potuto tranquillizzare Giovanni.

IL PRIMO INCONTRO CON ADL. “De Laurentiis nell’incontro alla Filmauro è stato carino e gentile come sempre, ha ammesso alcune mancanze avute dal club nei confronti di Giovanni. Anche il presidente a volte ha detto che non hanno fatto piacere, ma rendiamoci conto che si tratta di un presidente che prende in mano la situazione dopo Giuntoli e Spalletti, ci mette tutti i soldi che ci deve mettere e si ritrova quei risultati. Era anche lui dunque frustrato e incavolato. Anche lui era estremamente deluso. Sono sicuro che io al suo posto ne avrei dette di peggio. La delusione dell’anno scorso non è facile da contenere, quindi anche lui va giustificato se ha avuto qualche mancanza nei confronti di Giovanni. In quelle quattro ore lui mi ha rivendicato queste cose, ciononostante io dicevo che volevamo andare via da Napoli. Ma lo dicevo perché mi mancava l’ultimo gradino per capire se veramente la voglia di tenere Giovanni era tanta da parte del presidente. All’incontro avuto c’era anche l’amministratore delegato Chiavelli, il vice-direttore Sinicropri, persone su cui non ho mai avuto dubbi, volevano Di Lorenzo. I dubbi erano legati solo al presidente. Sono andato via da quell’incontro dicendo che non volevamo rimanere“.

NERVI DISTESI. “Quando vado via, poi, il presidente mi chiama e mi dice se potevamo incontrarci anche il giorno dopo a Napoli. Allora ho capito che anche lui non mollava la presa. Dopo quattro ore di confronto, voleva ancora parlarmi. Ha avuto la pazienza di chiamarmi, di convocarmi al Britannique e siamo stati altre ore a parlare. Dopo quest’ultimo incontro ho avuto la certezza che il presidente voleva tenere Giovanni a Napoli. A quel punto io dovevo anche fare attenzione a far rimanere sereno il giocatore, che stava giocando l’Europeo. Comunque ho parlato con lui, gli ho spiegato tutto questo percorso di chiacchierate, telefonate, stuzzicate verso l’allenatore e verso il presidente. Gli ho spiegato che alla fine di questa mia strategia c’era la certezza che al Napoli lo volessero tutti, che poteva rimanere tranquillo e sereno lì“.

LA SCELTA DEL CAPITANO. “Poi a decidere devono essere sempre i calciatori. Questa scelta era importante per Di Lorenzo, allora gli ho detto che la risposta poteva darmela a fine Europeo. Abbiamo così avuto un momento di stand-by, il mio lavoro era concluso, non dovevo parlare più con nessuno e dovevo solo dare serenità a Giovanni durante l’Europeo per maturare la sua scelta. Quand’è finito l’Europeo ed è rientrato in Italia, l’ho chiamato e gli ho chiesto cosa avesse deciso. Lui mi rispose che aveva deciso di rimanere al Napoli perché non poteva lasciare un ricordo così brutto, quello dell’annata precedente. Quando lui mi ha detto queste cose, io gli ho risposto che secondo me doveva andare via. E l’ho fatto per testare anche la sua convinzione di restare. Per due giorni gli ho continuato a dire ‘Devi andare via’. E lui in modo sempre deciso mi ha detto ‘Mario, resto a Napoli, punto e basta’. Questa cosa mi ha lasciato sereno perché sapevo che voleva continuare con serenità questo percorso al Napoli. Così ho comunicato al club la volontà di rimanere. Di Lorenzo nel frattempo ha avuto dei colloqui con Conte, Manna e 2-3 anche col presidente al telefono. Si è chiuso così il cerchio“.

‘NO’ ALLA JUVENTUS. “Voglio chiarire una cosa importante sulla Juventus perché ne ho sentite di cotte e di crude. Io non chiamo un club e propongo Di Lorenzo. Quando faccio quelle interviste le faccio anche per far capire agli altri club che Di Lorenzo è sul mercato. Io non mi sono mai seduto con la Juventus, non ho mai avuto nessun accordo con la Juventus. La Juventus, come l’Inter e l’Atletico Madrid, mi ha detto che si sarebbero sedute a parlarne con piacere. Non c’è mai stato nessun accordo, anche perché altrimenti poi avrei fatto una brutta figura. Né con la Juventus né con altri club mi sono seduto. Giuntoli è stata una persona correttissima. E’ un direttore furbo, scaltro, intelligente. Ma non è andato mai oltre alla frase che mi hanno detto anche tutti gli altri: ‘Se il Napoli lo lascia partire io ci sono’. Mi dispiace che si sia creato un polverone su questa cosa della Juventus. Ci tengo a sottolinearlo“.

 

Redazione

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2 Commenti
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2 anni fa

E rimasto per conte allora

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2 anni fa

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