Spalletti, da demiurgo a distruttore del sogno: i cambi sbagliati e le parole da non dire
Se per molti mesi il Napoli ha potuto tenersi aggrappato al sogno Scudetto, lo ha potuto fare principalmente per un solo motivo, di nome Luciano Spalletti. Ma se il Napoli, quasi a fine campionato, dopo una stagione comunque dignitosissima deve abbandonare per l’ennesima volta questo sogno, la causa di tale passo indietro resta sempre Luciano Spalletti. Croce e delizia dunque per il tecnico del Napoli, che nel giro di qualche mese si è trasformato da demiurgo di un “sogno nel cuore” a distruttore del sogno stesso, sbagliando tutto ciò che si poteva nell’arco delle ultime due partite, decisive oltre ogni maniera.
Il Napoli, lo sappiamo, come unico e vero obiettivo principe di inizio stagione aveva la qualificazione in Champions League. Un obiettivo praticamente raggiunto, per cui – salvo suicidi calcistici – manca fondamentalmente soltanto l’aritmetica. L’appetito vien mangiando, però. Così, dopo un bottino di 10 vittorie nelle prime 12 partite e un’imbattibilità mantenuta con 2 pareggi, in molti avevano cominciato a credere in qualcosa di più. Se dicembre aveva messo un freno pesante alle ambizioni azzurre, la ritrovata continuità e l’uscita dalle coppe potevano dare un vantaggio pesante al Napoli in chiave campionato. Fiorentina e Roma erano però due partite fondamentali. Entrambe, a loro modo, sbagliate dal tecnico azzurro.
Gli errori contro la Fiorentina
Alla vigilia della partita contro la Fiorentina, Spalletti ha parlato di un Maradona supereroistico, con i tifosi protagonisti per la carica della squadra. “Uno stadio pieno è come un mantello che ti avvolge per farti diventare un supereroe”, spiegava. Una retorica che serviva a motivare la squadra stessa ma che, in queste settimane, ha provocato solo danni. Sembra ormai evidente a tutti che il Napoli con il peggior rendimento casalingo dalla stagione 1997/1998 (in cui la squadra retrocesse in Serie B) di tutto avesse bisogno tranne che di sentire per l’ennesima volta la pressione sulle spalle.
Gli errori di Spalletti sono proseguiti anche in sede di partita. Serviva impostare una gara fotocopia di quella con l’Atalanta: difesa e ripartenze per superare un centrocampo tecnico e veloce come quello degli avversari. Spalletti ha però deciso di giocare la partita a viso aperto, sbagliando la formazione (Zielinski e Fabian Ruiz insieme sarebbero impossibili da gestire per il centrocampo anche con entrambi al 100%) e ciccando ancor di più l’approccio. Dopo l’ingresso di Mertens e il passaggio al 4-2-3-1 il Napoli ha pareggiato. Ma Spalletti, invece di ritornare all’assetto originale per ridare equilibrio, ha cercato di insistere per il KO. Lasciando però spazi apertissimi a una Fiorentina che proprio negli spazi si esalta con il fraseggio stretto. Risultato? Partita persa.
Gli errori contro la Roma
Se possibile, nonostante il risultato, Spalletti è riuscito a fare anche peggio nella gara contro la Roma. Alla vigilia ha concesso alibi ai giocatori nonostante le speranze di Scudetto fossero ancora possibili in caso di vittoria (“Noi non possiamo giocare le gare degli altri, potevamo provare a non perdere la precedente ma è andata e questo riduce le nostre possibilità di Scudetto”). In campo, altro atteggiamento errato: stavolta sì che il Napoli doveva azzardare la partita offensiva contro una squadra molto aperta. Invece Spalletti, dopo il rigore di Insigne, ha preferito chiudersi sempre di più. Ma, si sa: più ti chiudi, più hai chance di prendere gol. E la beffa al 90′ non è figlia della sfortuna ma di un secondo tempo giocato meglio dalla Roma e in maniera pressoché assente dal Napoli.
Spalletti poi si è mostrato confusissimo nei cambi: Zielinski per Lobotka rappresenta una mossa calcisticamente folle se non vuoi attaccare. Anche Elmas è stato fatto giocare un’altra volta adattato a destra, peraltro togliendo Lozano (cioè l’unico esterno in rosa del Napoli in grado di dare profondità e velocità, serviva come il pane nel secondo tempo di ieri), abbassando ancora di più il baricentro. Infine, il cambio di modulo difensivo a pochi minuti dalla fine che ha fatto perdere alla squadra tutti i riferimenti nelle marcature: El Shaarawy ancora ringrazia.
Da valore aggiunto, quindi, Spalletti sembra essere diventato un malus. Sicuramente una situazione passeggera, perché il tecnico del Napoli è preparato ed esperto, ha mostrato in questi anni di aggiornarsi sempre con facilità. Così come, purtroppo, di incorrere sempre negli stessi errori. A molti, la sostituzione Juan Jesus-Insigne ha ricordato Santon-Icardi nel famoso e travagliato Inter-Juventus 2-3. Dopo aver alimentato il sogno Scudetto, in due partite Spalletti l’ha distrutto. Non c’è da farne un dramma: gli obiettivi, ripetiamo, erano altri. Ma ancora una volta, a Napoli, anche sognare diventa proibito.
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