Napoli, Milinkovic-Savic: “Io voglio sempre vincere! Il 32 per Abbiati”

Il portiere azzurro si racconta: ""Nato per parare? No no, sono nato per metterla dentro. Ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate"

Milinkovic-Savic
Milinkovic-Savic

Vanja Milinkovic-Savic, portiere del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Dazn, dove ha parlato della sua carriera, della sua insaziabile voglia di vincere e della relazione con suo fratello Sergej, centrocampista ex Lazio. Nel corso dell’intervista, il 28enne ha raccontato alcuni retroscena curiosi, svelando anche dettagli inediti sulla sua carriera calcistica.

Voglia di vincere

“Siamo tutti qua per vincere. Non gioco se non voglio vincere, qualsiasi cosa faccia nella vita io voglio vincere. Anche quando avrò dei figli, non lascerò mai vincere nemmeno loro. Io devo vincere, a tutti i costi”. Milinkovic-Savic ha sottolineato con forza il suo approccio alla competizione, dicendo che la sua motivazione è sempre al massimo, sia in allenamento che in partita.

La sfida con Sergej

Sul rapporto con suo fratello, Milinkovic-Savic ha rivelato una verità divertente: Contro di me non ha mai segnato. E non lo farà mai! racconta con determinazione. “Ci ha provato un paio di volte, ma già io ci metto sempre il 120 %. Contro di lui… è una cosa tra fratelli, è una sfida da quando siamo piccoli. In quelle occasioni, ci metto il 200 %, non lo farei mai segnare, impossibile: il giorno dopo non dormirei“.

L’amore per il calcio e il cambio di ruolo

Un altro aspetto interessante dell’intervista riguarda il passato di Vanja Milinkovic-Savic come attaccante. Nato per parare? No no, sono nato per metterla dentro. Ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate, ha svelato il portiere del Napoli. “Col tiro che ho! Mi giravo e calciavo, non la passavo mai, ero un egoista, devo dirlo. Vedevo solo la porta, volevo essere io a fare gol“. Tuttavia, Milinkovic-Savic ha spiegato che la sua carriera da attaccante non è durata a lungo: “Quando ho visto quello che dovevano fare le punte nel calcio di oggi, tanti scatti, tante corse… allora meglio andare in porta, si correva di meno”.

L’ispirazione di Abbiati

Il portiere ha rivelato anche il motivo per cui ha scelto il ruolo di portiere. “Per me da ragazzino il portiere era Abbiati e lui aveva il 32“, ha detto. “Io ero piccolo ed eravamo in Serbia quando il Vojvodina giocò una partita contro l’Atletico Madrid, quando Abbiati giocava lì. Poter vedere dal vivo l’Atletico, in Serbia, era inimmaginabile: lì ho visto Abbiati e mi è piaciuto il suo numero“. Un momento che ha segnato la sua carriera, facendolo avvicinare al ruolo di portiere.

Redazione

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