Calciomercato Napoli, l’analisi: tra ragioni economiche ed emotive, due scommesse e poco altro. Ma eravamo stati avvertiti…

Calciomercato Napoli, l'analisi: tra ragioni economiche ed emotive, due scommesse e poco altro. Ma eravamo stati avvertiti...

Calciomercato Napoli analisi
Calciomercato Napoli analisi

Finalmente questo calciomercato del Napoli, quasi straziante a livello sportivo, è finito e si può provare ad analizzare un minimo quanto accaduto. Chi ci segue sa benissimo che questo non è un pagellone: non ci sono voti, c’è invece un’analisi “ad alta voce”, in cui chiaramente vi coinvolgiamo, cercando di razionalizzare e capire dove si può farlo.

Calciomercato Napoli, l’analisi della sessione estiva 2026

Iniziamo subito nel dire una cosa praticamente ovvia, al di là di qualsiasi “schieramento” pro o contro la società attuale, che qualcuno di voi può avere: il mercato estivo 2026 del Napoli è impossibile da ritenere positivo, per una questione puramente concettuale. Indipendentemente dalla riuscita che poi avranno i ragazzi arrivati (e tornati). Ci teniamo però a sottolineare che, secondo noi, questa sessione di mercato dev’essere analizzata sotto due punti di vista paralleli ma lontani: quello economico e quello emotivo.

Il trionfo del pragmatismo

Sotto il profilo economico, strutturale, societario, pragmatico (come vi pare), il mercato del Napoli ha avuto una linea di senso logico. Sin dall’ultima conferenza della scorsa stagione il presidente De Laurentiis era stato chiarissimo. Gli obiettivi principali sarebbero stati quelli di sfoltire una rosa lunghissima, piena di esuberi (la maggior parte dei quali, lo vogliamo ricordare, presenti ben prima del biennio Manna-Conte a cui tutti fanno riferimento come si parlasse dell’Apocalisse) e, al tempo stesso, valorizzare gli investimenti fatti di recente e che, nell’ultima stagione, non sono emersi come decisivi per la squadra. Ebbene, il mercato è stato impostato esattamente così.

Il DS Manna ha fatto il possibile per liberarsi di tanti esuberi, alcuni è riuscito a cederli anche a titolo definitivo (Zerbin e Cheddira, giusto per fare 2 nomi), altri invece è già tanto che siano andati via in prestito con diritto, perché sono reduci da stagioni abbastanza anonime (a voler essere gentili) o hanno un ingaggio bello pesante (leggasi Lindstrom, sempre per fare un solo esempio). A proposito di ingaggi pesanti, ci si è lasciati alle spalle quello di Lukaku e non era scontato, perché parliamo di un calciatore di una certa età e con un mercato limitato. Sono piaciute molto meno le cessioni di Hasa e, soprattutto, di Gutierrez. Ma il problema è proprio questo: il Napoli non ha avuto modo di generare grosse plusvalenze e ha dovuto compiere, specie con lo spagnolo, un sacrificio necessario per provare a reinvestire qualcosa.

Chi è più addentrato di noi negli ambienti Napoli e nel calciomercato sa (e potrà confermare) che Manna aveva in realtà bloccato almeno 6-7 giocatori, ma i diktat dall’alto (non strettamente riguardanti il presidente) imponevano di far respirare prima le casse. Ci si è riusciti soltanto in parte: come sottolineato da Transfermarkt, il club ha guadagnato poco meno di 55 milioni. Ma, ripetiamo per l’ennesima volta: il Napoli aveva deciso DA MESI questa linea. Poi certamente, in alcuni casi, si è sbagliato a fare i conti senza l’oste. Ma anche questo è il calciomercato.

La delusione nell’annata del Centenario

Poi c’è, però, l’aspetto emotivo. E lì, al di là della questione delle liste (di cui è impossibile non tenere conto, questo è da sottolineare), chiaramente ci sta che il tifoso sia arrabbiato e si aspettasse ben’altro, nella stagione del Centenario. Si sperava in un colpo di livello, magari last minute. Ma c’è stato pochissimo spazio per la fantasia.

Dopo il blocco del mercato nello scorso gennaio non si sono voluti correre rischi. Il Napoli non ha un partner forte vicino, un fondo o una società tale da potersi permettere di pagare multe salate per il FPF o di mettere in atto ricapitalizzazioni particolarmente esose. Lo sappiamo e non da oggi. In alcuni casi, però, ha fatto comunque la parte del leone sul mercato in questi anni. Il tempismo di questa strategia estiva non è stato straordinario, per usare un eufemismo. La squadra resta comunque forte, è stato preso un allenatore esperto e vincente come Massimiliano Allegri, sul solco di Antonio Conte, con la speranza che riesca a valorizzare una rosa (ripeto) comunque competitiva.

I nuovi acquisti e i “nuovi” acquisti

Proprio a riguardo, sappiamo bene che gli unici nuovi acquisti veri e propri del calciomercato estivo sono stati Costantino Favasuli e Benoit Badiashile. Si tratta sostanzialmente di due incognite, per motivi differenti. Favasuli è in rampa di lancio, sembra un prospetto interessante, ma ha ancora tutto da dimostrare su alti livelli. Badiashile anni fa è stato, per qualche mese (e forse anche di più), uno dei difensori più interessanti del panorama europeo. Il problema è di tenuta fisica e bisognerà sperare che davvero possa dare una mano in termini di presenza e continuità. In due scenari completamente opposti – cioè quello in cui tutto va benissimo o malissimo – saranno rispettivamente due giocatori potenzialmente determinanti o, semplicemente, delle comparse.

Sono tornati dai prestiti e rimasti in rosa 4 giocatori: Rafa Marin e Marianucci vanno a dare alternative in difesa, sia in termini di modulo che di presenza, ma non sembrano ancora pronti per fare i titolari; Lang e Lucca sono due investimenti d’attacco (per ora) fallimentari, ma la speranza della società e che possano dimostrare – anche grazie alla guida e alla gestione di Allegri – che i soldi spesi per i loro cartellini fossero effettivamente meritati.

I tifosi peraltro tendono a dimenticare che quest’estate in realtà il Napoli ha fatto altri 2 acquisti. O meglio, ha riscattato – per diritto o per obbligo – 2 giocatori, cioè Alisson Santos e Rasmus Hojlund. A loro, bisogna unire anche Vanja Milinkovic-Savic, che dall’1 febbraio ha visto il suo diritto di riscatto diventare obbligo dopo il primo punto conquistato nel mese dalla squadra. Chiaro, nessuno li vuole spacciare come volti nuovi, ma è una cosa da sottolineare perché troppo spesso si dà poca importanza ai riscatti di calciatori più o meno validi.

Cosa manca alla rosa

Cosa manca, alla fine? Cosa si poteva fare di più? Sulla carta, ben più di qualcosa. Un altro portiere da affiancare a Meret, forse. Ma col riscatto di Savic era comunque difficile. Risolto finalmente il problema del vice Di Lorenzo (almeno in apparenza, perché poi Favasuli può giocare un po’ ovunque, anche più avanzato), a sinistra forse si è un po’ leggeri con Spinazzola e Olivera, non tanto numericamente quanto per caratteristiche: Gutierrez era il perfetto equilibrio tra i 2 calciatori rimasti in rosa, peraltro dei profili spesso inclini a problemi fisici.

A centrocampo il Napoli sostanzialmente non ha dei doppioni di Anguissa e McTominay. O meglio: De Bruyne può fare il lavoro dello scozzese a livello di gol e inserimenti, ma non fisico. Una mezzala strutturata per dare il cambio al camerunese invece sarebbe stata un’idea da percorrere. Servivano sicuramente, infine, un altro esterno e un altro centravanti (indipendentemente dalle cessioni) per rafforzare il reparto e portare in dote qualche gol in più.

Tra certezze e paure

Cosa resta di questo calciomercato? Sicuramente molta delusione, l’impressione che molte squadre – almeno sulla carta – abbiano ridotto o annullato il gap con il Napoli, un età media che non accenna a scendere troppo. Ma anche la consapevolezza che, per un altro anno, questa squadra potrà dire la sua. Poi, probabilmente, dopo un mercato di transizione, l’estate prossima potrebbe essere buona per una rivoluzione simile a quella che vedemmo già nel 2022 e che, magari, porterà agli stessi esiti.

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