Antonio Conte ha plasmato il suo Napoli con una chiara gerarchia: undici titolari sempre in campo e riserve che trovano poco spazio. Il gap di minutaggio tra i “titolarissimi” e le seconde linee è evidente, segno di una squadra ben definita e di un tecnico che punta su una formazione stabile per attraversare il campionato da protagonista.
Napoli: un 4-3-3 scolpito nelle gerarchie
Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, il modulo di riferimento è il 4-3-3, un sistema collaudato che Conte ha affinato durante i ritiri estivi e negli allenamenti. La spina dorsale della squadra include Meret in porta, Di Lorenzo e Rrahmani in difesa, Anguissa e Lobotka a centrocampo, e Lukaku in attacco, con Kvaratskhelia e Politano a completare il tridente offensivo. Questo schieramento, consolidato nel tempo, riflette la visione del tecnico, che ha scelto con cura ogni interprete, integrando tre nuovi innesti: Buongiorno in difesa, McTominay a centrocampo e Lukaku come centravanti. Alcuni giocatori sono diventati autentici pilastri: Di Lorenzo, Rrahmani e Anguissa hanno giocato ogni minuto delle prime dodici giornate, dimostrando la loro intoccabilità. Anche Buongiorno e McTominay, una volta inseriti, non hanno più lasciato il campo, segno della fiducia riposta da Conte nei nuovi acquisti. Questo Napoli, descritto come una macchina ben oliata, punta sulla meritocrazia e sulla continuità di rendimento per mantenere un equilibrio che risulta vincente. Dietro i titolari, però, c’è poco spazio. Gilmour è l’unico subentrato che ha accumulato un minutaggio significativo, complici l’infortunio di Lobotka e il suo adattamento come regista. Per il resto, i cambi sembrano riservati a sporadiche occasioni, con alcuni giocatori, come Rafa Marin, ancora a zero minuti.
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