Se le prestazioni negative della difesa rappresentano una novità della quale non volevamo avere contezza, purtroppo proseguono invece i gravi problemi della fase offensiva. I quali non dipendono esclusivamente dai singoli – come qualcuno vuole far credere in maniera troppo facilona – quanto, piuttosto, da movimenti e struttura del reparto.
Diciamo la verità: il Napoli segna poco. Non da oggi ma, praticamente, da tutta la stagione.
Al momento, tenendo conto unicamente dei numeri in Serie A, il miglior marcatore della squadra è Lukaku, che però è sotto la doppia cifra (9 reti) e non segna dal 25 gennaio (Napoli-Juventus 2-1, con il suo rigore decisivo). Inquietante pensare che, insieme al buon Raspadori di questo periodo, il secondo attaccante del Napoli con più gol sia Kvaratskhelia (3 reti, com l’ex Sassuolo), cioè un giocatore che non veste più la maglia degli azzurri da più di un mese.
Lo stesso Neres ha segnato soltanto 2 gol (l’ultimo dei quali il 4 gennaio in casa della Fiorentina), mentre faccio notare a chi invoca Simeone come salvatore della patria che addirittura non solo ha segnato una sola rete in campionato ma essa risale addirittura al 25 agosto 2024 (il 3-0 di Napoli-Bologna).
In totale, con 7 attaccanti avuti in rosa in questa stagione, il Napoli ha segnato appena 18 gol con il reparto. Ngonge e Okafor non hanno mai siglato una rete in questa Serie A con il Napoli.
L’impressione è che il Napoli, conscio delle sue difficoltà offensive e privato (per motivi diversi) dell’estro di Kvaratskhelia e Neres, stia “forzando la mano” per provare a recuperare qualche gol in più. La naturale conseguenza è un’attenzione difensiva sempre minore, con tanti errori – singoli e di reparto – che sono costanti punti e gol.
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