In questi mesi mister Antonio Conte ha premuto sempre il tasto di un comandamento chiaro da impartire alla squadra: comandare il gioco. Si è parlato tanto di fare un “calcio europeo” (riuscito solo a tratti, in verità), anche se poi le tante assenze hanno complicato tutto. Alla squadra manca chiaramente qualità di palleggio e costruzione. Proprio per questo, però, contro l’Atalanta abbiamo visto una squadra contiana in purezza. Difesa a 3, tanto pressing, esterni costantemente coinvolti, soluzioni verticali molto più frequenti e pallino del gioco lasciato all’avversario.
E se Conte tornasse a essere sé stesso?
Proprio in tal senso, impossibile non sottolineare come il Napoli sia stato “inferiore” all’Atalanta – a livello statistico – in tutti i comparti principali. Ha avuto meno possesso palla (45%-55%), ha tirato meno (11-14), ha effettuato passaggi chiave (436-533), ha tentato meno cross (16-24) e, in generale, ha effettuato meno tocchi di palla (597-702). Però ha vinto, anche bene. E, per un tempo, nettamente ha surclassato l’avversario (per poi calare a risultato quasi acquisito).
A questo punto, una domanda (o comunque una riflessione) è lecita: non è che, alla ricerca di qualcosa di diverso per scacciare un po’ le solite critiche, Conte abbia rischiato di smarrire sé stesso? Perché, insomma: questo è Conte, queste sono le sue squadre. Così giocano, così vincono. E lo hanno sempre fatto: con la grinta, con l’aggressione, con la voglia mentale. Ma senza dominare tecnicamente. E vuoi vedere, che per questo Napoli incerottato, forse proprio questa sia la strada più comoda da intraprendere?
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