ADL durissimo sull’Italia: “Sono anni che lo dico, bisogna rivoluzionare!”

Il patron partenopeo ha ribadito fermamente la sua posizione dopo l'eliminazione dell'Italia

de laurentiis

Aurelio De Laurentiis, l’indomani della terza eliminazione dell’Italia dal Mondiale, si è espresso così sul sistema calcio italiano ai microfoni di Radio CRC.

Il calcio italiano è morto

Fatemi capire, qual è il vostro sentimento? Il mio è chiaro da dieci anni, mi viene solo da sorridere perché a Napoli abbiamo una bellissima espressione: “a pazziell mman e criatur”. Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri calciatori. Oggi si continua a voler essere 20 squadre, ma se tornassimo a 16 squadre, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremo i nostri giocatori – che sono un patrimonio da noi pagato – e avremmo il tempo per poter far allenare la Nazionale. Bisognerebbe cominciare a riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano è propedeutico ad avere poi successo contro le altre Nazioni? Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta, perché non spostando nulla, tutti vivacchiano: io non sono uno a cui piace vivacchiare. Il mondo dello sport, dove c’è di mezzo anche lo Stato, è stato foriero di grandi successi: ne abbiamo avuto riscontro alle Olimpiadi invernali e alle scorse Olimpiadi“.

Completo reset e tutela degli sportivi

Nel calcio bisogna resettare e non avere paura e vergogna di ripartire da zero. Io mi sono stancato di dover mettere a disposizione i miei giocatori: i miei giocatori sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi fai un’assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio per il periodo X in cui non può giocare. Questo deve essere chiarissimo: non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri“.

La proposta di Aurelio sulla Nazionale

Adesso bisogna mettere i punti sulle i, perché il momento non è tragico, a condizione che tutti ne prendano coscienza e si riparta da zero. 16 squadre, meno partite, più tempo per allenare la Nazionale, pagare i giocatori che vanno in Nazionale ai club che li prestano, assicurazioni totali in caso di infortunio: questa secondo me è la ripartenza dovuta. A volte la politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori: il calcio è uno sport collettivo che muove tanti interessi ed anche anime“.

Il nuovo nome per la Federazione

Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà. Purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere, senza capire che per ricevere bisogna dare. Non c’è dubbio alcuno che se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, quest’ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se da domani mattina si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente“.

 

 

Redazione

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