Quinta vittoria di fila per la prima volta in questa stagione, ma soprattutto un secondo posto che vale un -7 e qualche piccolo sogno. Il Napoli blinda la Champions del prossimo anno e si conferma una squadra forte anche oltre le avversità di una stagione tanto strana e piena di batticuore.
Napoli-Milan 1-0: l’analisi del giorno dopo
La zona in cui la partita ha vissuto importanti sfide decisive, specie nel primo tempo, è stata certamente il centrocampo. I due reparti, tra fisicità e tecnica, hanno cercato di dettare i tempi della manovra. Senza Hojlund, il Napoli ha cercato di lavorare maggiormente sulla ricerca della profondità, sfruttando caratteristiche di Giovane più adatte alla palla bassa e all’attacco della porta. Di contro, come prevedibile, la squadra ha perso qualcosina nell’ambito della protezione offensiva, con la sfera più mobile ma meno giocabile per una tempistica lunga e prolungata. In numero minore, chiaramente, anche la soluzione della palla verso la punta, con un’insistenza necessaria verso la costruzione dal basso per provare a muovere la solidità rossonera. Il Milan tatticamente si dimostra squadra molto equilibrata e questo genera una partita poco spettacolare, con un Napoli costretto a generare un possesso palla lento ed eccessivamente ragionato. La squadra prova la consueta carta del pressing, ma non sempre ciò è possibile data la capacità rossonera di disinnescare l’intensità altrui. Anche sulle fasce, gli azzurri indugiano nel crossare, preferendo provare a trovare il varco o conquistare il piazzato giusto. McTominay ha provato spesso a fare il falso attaccante sfruttando gli inserimenti, per fisicità e gioco aereo: nel buttarsi dentro, ha concesso molti spazi a Spinazzola per sfruttare la sua capacità innata di tagliare il campo e creare nuove soluzioni. Specie nel primo tempo, il Milan è parso sornione in attacco, con qualche punizione e una ricerca molto timida dei due attaccanti statici, che hanno provato a “stancare” i centrali azzurri. In generale, una prima frazione dall’esasperato tatticismo e dai ritmi blandi, che non lascia spazio a fantasie.
Nel secondo tempo è soprattutto il Napoli ad appropriarsi di centrocampo e possesso. Il Milan si abbassa ancora di più e accetta maggiormente il rischio di rimanere schiacciato, anche perché gli azzurri spesso sono costretti a fermarsi per arrivare a dei cross che abbiano almeno una concentrazione in area difficile da generare, senza punte vere. La difficoltà principale della serata per Conte è proprio quella di affollare l’area, sia con fisicità che presenza aerea, senza i due centravanti di ruolo. Con l’ingresso di Alisson Santos e Politano e con McTominay a fare il centravanti, sono aumentate chiaramente le chance laterali e la pericolosità offensiva. Gutierrez entra spesso nel campo per lasciare spazio al brasiliano in progressione che, infatti, incide (insieme a Olivera) nell’azione del gol che cambia tutto. La superiore convinzione del Napoli almeno nel provarci, ad attaccare, annichilisce un Milan veramente troppo rinunciatario, interessato fin dall’inizio soprattutto a non prenderle che a darle.
Una vittoria che conferma lo splendido momento azzurro e, al contempo, aumenta esponenzialmente tutti i rimpianti di cui parliamo ormai da tanto. Va valorizzato però lo sforzo di una squadra che, nonostante infortuni e crisi varie, sta lì e continua a crederci.
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