Dalla Lazio alla Lazio: quasi un anno e mezzo dopo, il Napoli perde l’imbattibilità casalinga, ancora contro i biancocelesti. Sarri si conferma bestia nera dei partenopei, con la terza vittoria consecutiva al Maradona negli ultimi anni (la quarta per i laziali) e una gara ineccepibile dal punto di vista tattico, stravincendo il confronto in panchina con Conte.
Napoli-Lazio 0-2, l’analisi del giorno dopo
L’unico aggettivo possibile per il primo tempo del Napoli è “osceno”. Forse, una delle peggiori prestazioni nei primi 45′ dell’intera gestione Conte. Una squadra in controllo soltanto del pallone, ma mai pericolosa in attacco, continuamente imbucata dalla ricerca verticale della Lazio, che ha fatto malissimo proprio sfruttando la velocità in profondità dei suoi giocatori. Sarri sceglie un approccio basso tatticamente per scatenare tutte le sue mezze punte e il Napoli ci capisce davvero poco, sia in termini di lettura del passaggio che di posizionamento tattico. Una squadra, quella azzurra, a cui è praticamente mancato tutto: grinta, qualità, intensità, velocità. Non la prima volta che una prima frazione del Napoli mostra questa pochezza, ma proprio il fatto che non si tratti di una rarità rende il tutto ancora più grave. Ancora una volta la squadra sbaglia completamente approccio alla gara e concede una fetta di gara all’avversario. Soltanto il rigore neutralizzato da Milinkovic-Savic e le sue successive parate hanno tenuto in piedi un Napoli che, oggettivamente, meritava almeno un paio di gol di passivo. La squadra ha fatto una fatica mostruosa nella costruzione del gioco, con le linee di passaggio verticali mai aperte con movimenti congrui e l’unica soluzione scelta (pure troppo frequentemente) di un Politano libero sulla destra, grazie a De Bruyne che gli portava via l’uomo. Sotto qualsiasi punto di vista, un primo tempo impossibile da salvare, con alcuni singoli davvero ampiamente sotto gli standard (Lobotka e Anguissa su tutti).
Ci si aspettava una reazione totale nel secondo tempo. Conte prova a cambiare le caratteristiche degli interpreti con il doppio cambio Elmas-Alisson Santos, atto a proporre maggiore velocità e qualche inserimento senza palla. Purtroppo però il copione della partita rimane il medesimo, con il Napoli completamente incapace di attaccare e la Lazio che, invece, trova sempre campo libero in contropiede, arrivando alla seconda rete. La squadra azzurra si è mostrata completamente impotente, limitandosi a un possesso palla orizzontale totalmente sterile, con ritmi blandissimi e senza mai forzare la giocata. Il Napoli ha dato la bruttissima impressione di non essere mai entrato in partita, vivendo un permanente stato di confusione, ma soprattutto di aver mollato completamente dopo il pareggio di Parma. Concludere la partita con 36 cross, 12 corner e 0 tiri in porta è qualcosa di sconcertante. Nel complesso, viene fuori una delle peggiori partite dell’era Conte.
Una sconfitta che brucia, perché il Napoli rischia di rimettere in corsa Milan e Juventus domani. Contro la Cremonese sarà imperativo vincere per mettere al sicuro il piazzamento Champions, con un -12 dal primo posto che fa impressione, pensando ai sogni di questo periodo, un anno fa. Tante cose sono cambiate, purtroppo molte in peggio. Ora andranno recuperate la condizione fisica e mentale, per evitare che accadono guai più seri.
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