Inseguito da gennaio, Noa Lang è stato in grado di ammaliare il Napoli già con il freddo invernale, per poi sedurlo definitivamente fino alla firma estiva di oggi. Lang diventa così, finalmente, il “nuovo” Kvaratskhelia, non inteso come copia del georgiano ma quanto “sostituto” di un giocatore che, sostanzialmente (con tutto il rispetto per Okafor), non era mai stato realmente rimpiazzato.
Conosciuto per la sua passione musicale ma anche per un carattere leggermente fumantino, Lang è esattamente il tipo di esterno offensivo che serviva al Napoli: in grado di puntare (e saltare) l’uomo, di creare la superiorità numerica, estroso. Una sorta di doppione di David Neres, un calciatore talentuoso e fantasioso che in azzurro arriva anche per provare – finalmente – a imporsi come un atleta di dimensioni europee superiori.
Presumibilmente Lang arriva a Napoli per fare il titolare a sinistra (con Neres spostato di nuovo a destra) ma può giocare anche come sottopunta in un 4-2-3-1. L’olandese vede discretamente la porta ed è un ottimo assistman, un calciatore molto forte sia nella finalizzazione che nei passaggi, bravo anche a cercare la soluzione dalla distanza. Conte dovrà catechizzarlo, invece, sia da un punto di vista tattico che di contributo difensivo. Sperando che, nel mentre, non emergano bizze o limiti caratteriali.
Un acquisto non solo utile ma potenzialmente anche esaltante, se il campo indicherà che le promesse verranno rispettate. Lang è un upgrade sulle fasce che il Napoli e Conte meritavano da tempo e che, ora, hanno ottenuto (con un po’ di ritardo).
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