Al di là delle speranze e delle “profezie”, la realtà dei fatti dice che il Napoli avrebbe deciso di portare al ballo di inizio anno sia Massimiliano Allegri che Vincenzo Italiano. Al di là dei gusti personali che ognuno di noi può assecondare, i giornalisti devono appellarsi all’oggettività per cercare qualche strada incoraggiante da percorrere, se a guidare il Napoli sarà uno dei due. Ebbene, cosa possono dare al Napoli questi 2 allenatori?
I pro e i contro di Allegri e Italiano come allenatori del Napoli
Allegri, lo sappiamo, è un vincente. Questo è innegabile. Nemmeno il più critico tra i critici potrebbe mai negarlo. Il problema è un altro: è rimasto ancorato a 10-13 anni fa, quando il suo modo di giocare – cioè, in parole poverissime, difesa e contropiede – ancora funzionava. Al giorno d’oggi, è impossibile pensare di speculare sempre sull’avversario per poter ottenere il risultato. Ti può andare bene una, due, tre, cinque, dieci volte, vero. Soprattutto in un campionato come quello nostrano, legato ancora a concetti poco moderni, per certi versi. Però poi, nella stragrande maggioranza dei casi, torni con nulla in mano. Il Milan di quest’anno è la manifestazione chiara di quanto detto: una squadra che ha giocato un campionato e mezzo di ottimo livello, ottenendo risultati importanti (per larghi tratti è stata davanti al Napoli), ma che poi – in mancanza di gioco e di idee – si è sciolta nei momenti decisivi. Il Milan non vince una partita casalinga da marzo, rendiamoci conto. Allegri è riuscito a fare le nozze coi fichi secchi per qualche mese e, bisogna essere onesti, forse i primi 55′ della gara d’andata contro il Napoli sono stati alcuni dei più esaltanti dell’annata intera per i rossoneri: l’aveva completamente incartata a Conte. Poi, però, è riuscito nell’impresa di complicarsi la vita da solo, rovinando – per esempio – due potenziali fenomeni come Leao e Pulisic facendogli fare prima e seconda punta, con i due che non solo si sono annullati ma si pestavano pure i piedi a vicenda, abituati com’erano – invece – a incidere benissimo sulle fasce.
Ha vinto due derby, non ha mai perso contro la Juventus, ha battuto Napoli e Roma, ma ha perso una marea di punti contro le squadre della parte destra di classifica. Perché, purtroppo, quando hai poche idee e non puoi sfruttare gli spazi altrui, accade questo. Allegri, al giorno d’oggi, è un allenatore certamente esperto ma anche limitato, orizzontale, un encefalogramma piatto che vive di rendita ormai da anni. Probabilmente, quindi, fa bene De Laurentiis (come stiamo sentendo) a fare un passo indietro, seguendo il cuore pulsante della piazza, che – pensiamo – rigetterebbe quasi totalmente questo tecnico dopo la figuraccia recente, della quale ovviamente non si può non tenere conto. Ingaggiare un allenatore appena esonerato da un altro club di vertice – dopo aver fallito l’obiettivo stagionale minimo – non rappresenterebbe la migliore immagine a livello mediatico, inoltre.
Italiano, una soluzione moderna ma ancora poco equilibrata
Italiano, a livello calcistico, è completamente l’opposto: un allenatore votato all’attacco, ipoteticamente anche allo spettacolo, alla manovra offensiva. Ha indubbiamente ottenuto qualche risultato di rilievo, ma in campionato non ha mai conquistato un piazzamento Champions. E allena nella massima serie ormai da molti anni. In una sola occasione (la scorsa annata) ha allenato nella competizione più importante d’Europa il Bologna e, oggettivamente, il club non è stato all’altezza, forse anche per colpe sue. Il suo calcio è pericolosamente sbilanciato in avanti. Impossibile dimenticare, come esempi lampanti, i due gol fotocopia presi contro l’Inter in finale di Coppa Italia, dopo il vantaggio iniziale, oltre che l’assurda rete con cui perse la Conference League contro il West Ham, difendendo a centrocampo nei minuti di recupero. I dati del campionato appena terminato sono indicativi: il Bologna ha una differenza reti di appena +3, con 49 gol fatti (meno del Napoli!) e ben 46 subiti (la peggior difesa tra le prime 9 squadre della Serie A). Insomma: purtroppo gli manca l’equilibrio. E, quando alleni un top club, l’equilibrio lo devi saper creare e mantenere.
Ha l’alibi, per l’appunto, di non aver mai avuto a disposizione squadre fortissime. Ma, insomma, non ci sembra che la Fiorentina e il Bologna da lui allenate fossero scarse. Inoltre, pare avere un paio di vizi un po’ fastidiosi: un atteggiamento un po’ mazzarriano nelle valutazioni post gara, formazioni cambiate in continuazione senza dare riferimenti di titolarità. Per noi, quindi, un allenatore non pronto a guidare un club come il Napoli. Ma, al tempo stesso, qualora accadesse, bisogna ammettere che la rosa sarebbe perfettamente attrezzata per il suo tipo di calcio. Che sia 4-3-3 o 4-2-3-1, questo Napoli ha gli uomini perfetti per esprimere un calcio d’attacco, basato soprattutto sulla manovra tramite le fasce e qualche imbeccata verticale. Per caratteristiche, quindi, la margherita da sfogliare donerebbe certamente più a lui che ad Allegri.
Un futuro ancora incerto, con valutazioni importanti da fare
Impossibile, almeno in queste ore, dire cosa capiterà. Non si può escludere, chiaramente, il terzo nome a sorpresa. Perché il rischio concreto, per il Napoli, è quello di andare troppo indietro verso un calcio stantio e anacronistico, ma anche di fare il passo più lungo della gamba, affidandosi a un allenatore idealista ma forse non in grado di dare perfettamente seguito al suo credo calcistico.
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