Napoli 2025/2026: cosa ha funzionato e cosa no in un’annata strana e tribolata

Napoli 2025/2026: cosa ha funzionato e cosa no in un'annata strana e tribolata, condizionata da infortuni e limiti vari

Napoli 2025/2026
Napoli 2025/2026

La stagione del Napoli è ormai terminata ed è quindi opportuno provare a fare un punto finale della situazione. Noi lo faremo a modo nostro, proponendovi dei dati oggettivi e fattuali, ma anche delle valutazioni che – speriamo – possano diventare degli spunti di discussione.

Il resoconto della stagione 2025/2026 del Napoli

Per contestualizzare al meglio possibile, ecco alcuni dati “freddi” che fanno riferimento esclusivamente a questo campionato. Il Napoli ha avuto una produzione offensiva sicuramente non eccellente, con soli 58 gol segnati e una media tiri del 13,2 (5° posto in entrambi i casi). Leggermente meglio per quanto riguarda la media dei tiri in porta (4° posto, con un 4,7). Peraltro, il Napoli è anche la seconda squadra con la differenza di xG più bassa del campionato (-0,41): sostanzialmente, ha fatto i gol che doveva fare, pur essendo soltanto 7° per tiri totali (502). Si è comunque distinto per possesso palla medio (59%, 3° posto), gol su azione manovrata (altro 3° posto, con 38) e per precisione dei passaggi (4° posto con l’87,2%). Parliamo inoltre anche di una squadra poco fallosa (appena 11,2 falli commessi in media).

Sicuramente una nota dolente è quella della fase difensiva: siamo passati infatti dall’avere la difesa meno battuta d’Europa a un mediocre 6° posto (ex aequo con la Juventus) tra le migliori retroguardie della Serie A, con 36 reti subite. Questo nonostante la squadra abbia concesso, in maniera paradossale, pochissimo in termini di occasioni agli avversari: infatti, il Napoli ha chiuso il campionato con la media di 10,2 tiri concessi a partita (4° posto ex aequo con Juventus e Bologna). Un altro dato mediocre è quello dei dribbling riusciti, con una media di 6,3 (8° posto). Malissimo, invece, sui duelli aerei vinti (12,8 in media), sulla media dei contrasti effettuati (12,2): ultimo posto del campionato in tutti i casi citati.

Un’idea di gioco “gambizzata” e la necessità di cambiare

Questa chiaramente è soltanto una piccola panoramica delle statistiche a disposizione. Il ritratto della squadra comunque è molto chiaro: il Napoli del Conte bis ha provato a giocare con la palla, nello stretto (519 passaggi corti in media a gara, il dato più alto della Serie A) ma spesso senza il ritmo giusto e con poca verticalità. Ha cercato di attirare spesso gli avversari nella propria metà campo per partire da dietro o lanciare subito sulla punta e, contemporaneamente, ha provato spesso a generare un pressing forte sui portatori difensivi altrui. Non sempre, però, questi temi tecnico-tattici hanno funzionato come avrebbero dovuto. Il Napoli è stato uno stranissimo ibrido, un incredibile “vorrei ma non posso”. Per certi versi, in alcuni frangenti della stagione è stato letteralmente ingiudicabile e, nonostante questo, ha tenuto botta alla grande. Basta pensare al fatto che il Napoli non ha mai perso contro le altre squadre che si sono qualificate alla Champions League (una vittoria e un pari contro Inter e Roma, due pareggi contro il Como).

Le idee di gioco di un Conte voglioso di migliorare e di modernizzarsi nella fase offensiva sono state però divelte dall’emergenza infortuni continua e costante, un morbo che ha colpito il Napoli per tutta l’annata e di cui, paradossalmente, proprio il Napoli è il primo responsabile, in termini di staff e preparazione. Un cane che si morde la coda. Ogni volta che il Napoli ha provato a cambiare pelle e trovare la sua dimensione, uscendo dalla comfort zone dei concetti contiani, puntualmente la squadra si dimezzava. Questo è stato senz’altro il problema più grande, ma -al tempo stesso – anche l’alibi più significativo di tutta la stagione. Nonostante questo, ricordiamocelo, sono arrivate una coppa e il mai scontato piazzamento Champions. Finire tra le prime 4 sembra quasi sia dovuto. Invece, basta vedere quello che è successo a Milan e Juventus per rendersi conto di quanto anche un traguardo simile vada giustamente sottolineato, poiché importantissimo per il blasone e le tasche del club.

La macchia Champions e un voto comunque positivo

L’unica grande macchia (impossibile però da ignorare) è stata la terribile Champions League giocata, con un 30° posto assolutamente non allineato alle ambizioni del club e alcune brutte figure (2 su tutte: lo storico 6-2 di Eindhoven e l’1-1 di Copenaghen) decisamente censurabili. Una competizione in cui il Napoli è sembrato clamorosamente fuori posto, quando – invece – così non dovrebbe essere. La differenza tra il campionato e l’Europa è stata troppo netta in quest’annata: non può più accadere.

In generale, comunque, non possiamo non giudicare positiva la stagione azzurra. Si è trattato di un’annata stranissima, condizionata da troppi fattori – interni ed esterni – che non hanno funzionato a dovere. Ma, seppur minimi, alcuni risultati sono stati ottenuti e vanno valorizzati. L’asticella ormai si è alzata e sarà giusto alzarla ancora di più. Sempre, però, rimanendo realisti di fronte a ciò che il campo può produrre.

Redazione

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