In molti hanno approcciato le parole recenti di Kevin De Bruyne con un po’ di giusta ironia e persino con leggerezza. Ma crediamo che le dichiarazioni del belga meritino rispetto e considerazione, perché rappresentano un punto di vista molto credibile. Soprattutto per alcuni motivi specifici
De Bruyne ha detto quello che molti pensavano su Conte
Innanzitutto: sono state un po’ le parole di molti, non solo tifosi. Di quei disillusi che si erano fidati delle promesse estive di un calcio più moderno, spettacolare, meno attendista e votato maggiormente al rischio calcolato. De Bruyne si è fatto portavoce di quel malcontento che ha sempre serpeggiato, in questi due anni, tra i critici più agguerriti del tecnico. Vero è che Antonio Conte, in questo, ha molti alibi, l’abbiamo già scritto precedentemente: quando ha provato a fare qualcosa di nuovo, gli sono venuti meno tutti gli interpreti principali. Ma l’impronta digitale del suo calcio è poi rimasta intatta, preferendo l’usato sicuro alla possibilità di evolversi davvero. L’Europa ha dato la sua sentenza, l’Italia ha certificato che questo metodo funziona, sì, ma solo fino a un certo punto.
Un rapporto mai decollato, ma non è stata una sorpresa
Che il rapporto tra De Bruyne e Conte non fosse mai decollato era ormai chiaro da mesi: ne parlavamo già a settembre e, pure in quel caso, ricordiamo qualche critica generica verso noi giornalisti. Evidentemente, però, non siamo sempre noi a sbagliare e un minimo bisognerebbe pure fidarsi di ciò che arriva su tv, giornali e radio, per quanto – lo ammettiamo da “interni” – qualità e credibilità stiano venendo meno sempre di più, in termini mainstream. Il belga, al di là dell’infortunio grave subito, anche quando ha giocato non è mai parso del tutto felice ed entusiasta in campo. Il Napoli raramente è stato divertente in questa stagione, sarà capitato in un paio di partite (una su tutte, quella contro la Cremonese). Come abbiamo sempre detto e sempre ribadiremo, il fatto che uno come De Bruyne fosse costretto a giocare terzino o a 70 metri dalla porta è stato un sacrilegio sportivo. Sicuramente non è stata la miglior stagione dell’ex Manchester City nel complesso: abbiamo assistito anche a prestazioni completamente incolori. Ora però chi criticava può anche contestualizzare. E, nonostante tutto, i numeri suggeriscono che il rendimento – in proporzione – è stato comunque positivo.
Un futuro da decifrare
A questo punto, però, è evidente che il futuro del belga sia fortemente in dubbio con il Napoli, se l’allenatore – come ormai pare chiaro – sarà Massimiliano Allegri. Sotto questo aspetto, si è passati dalla padella alla brace, affidandosi a un tecnico ancora più difensivista rispetto a quello precedente (che, almeno, a fare qualcosa di nuovo ci ha provato). Ci viene difficile pensare, dopo le parole dell’altro giorno a mezzo stampa, che il Napoli possa convincere De Bruyne a rimanere con un progetto che prevede sostanzialmente non prenderle prima che darle (o, al massimo, darle e poi chiudersi dietro). Per questo, come auspicavamo giorni fa, ci auguriamo che De Laurentiis abbia chiesto garanzie serie in termini di gioco prima di sobbarcarsi questa scelta così poco moderna e assolutamente non al passo coi tempi.
Per noi, dilapidare un talento come quello di De Bruyne per sacrificarlo sull’altare dell’allegrismo (dopo averlo già fatto con il contismo) rappresenterebbe un peccato estremo. Ma, vista la direzione tecnica verso cui si sta avviando la nuova stagione, non è possibile nemmeno escludere uno scenario del genere.
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