Frank Anguissa è il tipico giocatore che fa arrabbiare tanto. Perché, quando gioca concentrato e al massimo del controllo mentale/fisico, si dimostra costantemente un centrocampista di alto livello, capace sia di dare una grande copertura in termini di ripiegamento che una sontuosa partecipazione in fase offensiva (e il record di gol personale in una singola stagione di quest’annata lo testimonia). Un calciatore che, quando vuole, sa essere decisivo e determinante. Ma, al tempo stesso, anche un giocatore che si prende infinite pause e che, per larghi tratti, non riesce a incidere, provando a giocare sul velluto ma arrivando a graffiarsi per la poca cautela.
Questo è Anguissa, evidentemente da accettare con i suoi pro e i suoi contro. Uno dei leggendari uomini dei 2 Scudetti in 3 anni. Ma anche il centrocampista che è letteralmente sparito per un anno e mezzo, nonostante non sia mai stato tolto dal campo. La sua stagione resta di alto profilo? Assolutamente sì. Dobbiamo imparare a prendere di più dal buono che dal resto.
Non sappiamo se resterà o meno a Napoli ma, in entrambi i casi (permanenza o addio), bisognerà senz’altro riconoscergli un ruolo centrale e di rinascita all’interno del Napoli moderno, perché un giocatore così alza senz’altro la competitività. Certo, con un doppione a dargli maggiore concorrenza probabilmente arriverebbero più stimoli. Ma è un ragazzo capace e di cuore (come testimoniano anche le costanti esultanze e i tanti pensieri rivolti al piccolo Daniele). E le persone così a Napoli sono sempre benvenute.
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