Lukaku rilancia: “Mi davano per finito, ma a Napoli è rinascita”

Dopo lo scudetto al primo colpo, l’attaccante belga guarda avanti: “Voglio di più, anche in Champions”

Romelu Lukaku si prende la scena a Napoli, con la consueta forza di chi è abituato a rispondere sul campo. Reduce da una stagione chiusa con la vittoria dello scudetto al debutto in maglia azzurra, l’attaccante belga parla del presente e del futuro, tra riscatto personale, ambizione collettiva e un legame sempre più forte con la città.

“Mi avevano dato per morto, ma ero convinto che avremmo fatto qualcosa di speciale”, spiega Lukaku a La Gazzetta dello Sport. Dopo mesi difficili e voci sul suo declino, la sua esplosione a Napoli ha rimesso tutto in discussione, alimentando un entusiasmo che ora si proietta anche verso l’Europa e una nuova sfida in campionato.

Con Conte mentalità vincente

“Con Conte si vince, lo abbiamo dimostrato ancora”, afferma Lukaku. Il rapporto tra i due, costruito ai tempi dell’Inter, si è rivelato ancora una volta decisivo. “Lui sa cosa tirare fuori da me, mi stimola ogni giorno a diventare più forte. Ha una mentalità che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche”. Un legame solido, simile a quello avuto con altri tecnici chiave del suo percorso, come Roberto Martinez, Koeman e Jacobs, che Lukaku definisce suoi “padri calcistici”.

Napoli, una rivincita personale

Il trionfo con il Napoli non è solo un successo sportivo, ma una vera e propria rivincita personale. “Avevo voglia di rispondere a chi dubitava di me. La festa dopo la vittoria è stata qualcosa di unico, mai vissuto nulla del genere. Siamo partiti con l’idea di confermarci, di crescere, e ci siamo riusciti”.

E vincere contro l’Inter? “Sarebbe stato speciale anche contro Milan o Juve. Quello che conta è il percorso, la lotta fino all’ultimo secondo. Le emozioni sono state fortissime, altalenanti. È questo che rende tutto più bello”.

Crescita e maturità tattica

Rispetto al Lukaku del 2019, arrivato per la prima volta in Serie A, oggi l’attaccante si definisce “più maturo e più tattico”. “Faccio tanto lavoro a casa, studio gli avversari, cerco di prevedere le azioni. Prima ero più reattivo e pensavo più a me stesso, oggi sono più altruista. Lo dicono anche i numeri: 14 gol e 10 assist, ma so di poter fare meglio”.

De Bruyne, Lang e il ruolo da leader

Sul recente arrivo di Kevin De Bruyne, Lukaku racconta: “Ho fatto solo due chiamate, semplici. Gli ho spiegato che qui si lavora per migliorarsi sempre. Gli piacciono le sfide, e Napoli lo sarà”. Il suo ruolo da guida emerge anche con i compagni più giovani: “Parlo molto con Lucca, Lang e Kevin. Spiego loro i movimenti, come ci si deve adattare. Anche io al primo anno con Conte ci ho messo quattro mesi…”.

L’amore per Napoli (e per il dialetto)

Se in campo ha già conquistato i tifosi, fuori Lukaku sta entrando nella cultura partenopea: “Il napoletano è difficile, parlano veloce, ma adoro quando la mattina si salutano con ‘we, guagliù’. Lo scrivo a tutti gli amici, mi fa impazzire”.

Redazione

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